CAPITOLO QUATTRO

 

Strada statale 27, presso Silver Springs
Stato del Maryland, Ore 08.38 Am,
Giovedì 13 Dicembre
Mulder si stiracchiò, avvertendo una lieve fitta al collo.
Scully gettò uno sguardo disinteressato al paesaggio monocorde, che aveva conosciuto ormai a memoria.
Parlò, imbarazzata.

< ….Pejote…>

Si morsicò le labbra, scotendo il capo.

< Mi dispiace….non avevo idea che….>

Lei sbuffò.

< Sono stati dei….chissà che ho combinato….>

Provò imbarazzo e timore.
Non le sarebbe andato a genio di aver fatto una figura barbina davanti a decine di persone….

< A parte voler arrestare un semaforo…ed essere più calda del solito, nulla di grave….>

Scully arrossì.
Cercò di concentrarsi su quanto Mulder aveva buttato giù, su quelle righe contorte e sulle analisi che Fox aveva estratto da esse.
Lui azionò i tergicristalli, non appena la prime grosse gocce di pioggia sferzarono il parabrezza.

< Voglio un tuo parere….è attendibile, secondo te ? >

Scully concentrò la vista sulla calligrafia di Fox.
Quei ghirigori, ora regolari, ora sconnessi, le sembrarono animarsi, come dotati di vita propria.

< Gesù…>, mormorò.

Si massaggiò le palpebre, cercando di concentrarsi.
Era stata male per tutta la giornata precedente, evitando di recarsi al lavoro.
Aprì appena il finestrino, respirando l’aria fredda ed umida, per riprendere la lucidità.

<…non fine mai l’effetto di quel….cazzo di fungo…>, pensò.

Poi smozzicò le parole.

< Non posso dirti granché….eri ubriaco, prossimo ad un crollo fisico e nervoso… queste cose che hai rammentato, questi….frammenti di ricordo, posso valere ben poco, o nulla…>

Le gettò uno sguardo interrogativo.

< O tutto ! Sai…che intendo, vero ? >

Lei alzò appena le spalle.

< …sinceramente…no…>

Strinse il volante, come per darsi coraggio.
Avrebbe avuto difficoltà a parlarne con chiunque, forse addirittura con sua madre, ma non con lei.

<….la cosa che più mi ha spaventato…è il ricordo nitido…di quell’uomo…>

Da suo tono, Scully comprese subito che si riferiva a Smoking Man.

<….che avrebbe interferito nelle mie cure con la regressione ipnotica ! Alterandola ! Questo…questo significherebbe che….che tutto quello che mi ha sempre animato….sarebbe solo un falso ! >

Dana si strinse accanto alla sua spalla, superando la formalità che il loro lavoro imponeva.

< Il fatto che tu possa…rammentare un intervento esterno, non invaliderebbe del tutto i tuoi ricordi ! L’ipnosi non può costringere un uomo a mentire, ad alterare i propri principi morali, lo sai bene ! >

Mulder scosse la testa.

< Grazie per la fiducia….ma stiamo parlando di quel bastardo, Dana ! Di un uomo che è sempre vissuto nella menzogna, che ci ha sempre fatto del male….che ti ha fatto ammalare di cancro….>

Posò la sua testa sulla spalla di Mulder, parlando con delicatezza, soppesando le parole per non ferirlo.

< Ho…capito solo di recente, quanto ti sia costato aprire la tua mente ai ricordi, Fox… Una parte di me…ha sempre avuto paura di sapere….sapere chi fossero i miei genitori…quali legami abbiano avuto in passato con quell’uomo e la tua famiglia…Ma quel viaggio che ho intrapreso, grazie a te….ha solo aumentato il mio desiderio di sapere ! Una volta…mi dicesti che la mia vita e la tua…. che le nostre esistenze erano state costruite sulla menzogna, sulla falsità…>

Mulder non disse nulla. Il dolore che provava era immenso.
Lui, che più d’ogni altro avrebbe sacrificato tutto per la verità, si trovava di fronte ad un castello di bugie…

<…ma non deve essere questa la realtà ! Non è possibile che la nostra meta, sia cancellata da ciò che altri, anni fa, hanno ordito alle nostre spalle ! Troveremo ciò che cerchiamo…e lo faremo insieme, amore ! >

Lo fissò, con gli occhi lucidi dalle lacrime.
Mulder le accarezzò la testa, piccola e calda come quella di una bambina.

< Sii sincera con me…come mai lo sei stata fino ad ora….>

Scully rispose con un rivolo di voce, appena udibile.

< Lo sono sempre stata….>

Mulder si massaggiò le palpebre.
Era difficile….doloroso parlarne…ancor più dopo quanto aveva vissuto con la sua malattia.

< Tu….tu non mi ritieni colpevole, vero ? Per ciò che è accaduto a tua sorella…a Melissa….dimmi la verità…ti prego!>

Lei chiuse gli occhi e Fox ebbe modo di sentire le sue lacrime.
Valevano già la risposta.

< …io….Dio mi perdoni…per qualche tempo….si…. non so se potrai mai perdonarmi per questo….ma ora….ora voglio solo sapere chi l’ha uccisa e perché….>

Mulder trattenne il respiro.
Lo sapeva…lo sapeva da sempre, da subito…
Ma non riuscì a biasimarla.
Era così…era la realtà.
Nel fondo della verità, Mulder si trovava colpevole, colpevole della vita che le aveva negato, della malattia che l’aveva quasi uccisa, della morte di Melissa e di sua madre…di tutto questo e di tutto ciò che lei era costretta a soffrire.
Ma se Dana trovava la forza di stargli vicino, di amarlo nonostante tutto questo….
come poteva essere da meno ?

< Perché….perché farci del male….farci tanto del male…a noi…alle nostre famiglie ? >

La domanda di lei, lo riportò nella realtà.

< Non lo so….>, rispose, con franchezza.

Ma in realtà, da quando si era reso conto, da quando il delirio della malattia aveva aperto al sua mente, Fox aveva un sospetto….un tarlo atroce che si strangolava nella sua mente, perché troppo tremendo per essere vero.

***

Studio medico del dottor Heitz Werber
Silver Springs, Stato del Maryland,
Ore 09.17 Am
Mulder entrò per primo.
Nel farlo, la mente fu invasa da tanti ricordi, collegati alle molteplici volte nelle quali si era sottoposto a terapie di ipnosi per ricollegare il suo passato ed il suo futuro, a quel drammatico momento di anni, troppi anni prima.
Rimpianse il fatto che Scully, allora, non fosse accanto a lui.
Certamente con lei al suo fianco, Mulder avrebbe intrapreso altre strade, con minori certezze ed un minore masochismo, confinante in una cecità assoluta.
Eppure, quelle ottuse certezze, l’avevano, anzi li avevano guidati sino a lì.
Cosa si nascondeva dietro l’ultimo angolo, dietro l’ultima collina della mente ?
Al di là di quel luogo oscuro, dai contorni sfocati che gli psicologi chiamano subconscio ?
Una parte di lui, pregava che fosse tutto come si era sempre convito fosse…
non una riga di meno..
Dana trattenne il respiro, trovando la forza con difficoltà.
Quello studio le rammentava Alice….era stato grazie a quelle sedute se aveva potuto capire…
Ma soprattutto…se aveva fatto luce sul proprio passato…
Una luce debole, che ancora nascondeva tanti, troppi dettagli, come in un piccolo sgabuzzino colmo di oggetti dei quali si è perduta ogni memoria.
Rimuoverli, rispolverarli da un patina consunta del tempo, era quanto occorreva fare…

< Vorremmo parlare con dottor Werber…siamo due agenti federali ! >

Mulder si limitò a mostrare la tessera, senza aggiungere nulla alla frase di Scully.
Nel vederla gli parve ancor più debole e minuta del solito.
La segretaria accavallò le lunghissime gambe e mormorò:

< Mi spiace….il dottore è impegnato ! >

Fox la superò, avvicinandosi alla porta finestra dello studio, dai vetri sfumati, sbirciando all’interno.

< Signore…le ho appena detto che…>

La frase della segretaria si perse nella mente di Mulder, senza lasciare traccia.
Si scostò dalla porta finestra, giusto per vedere un’ombra uscire dalla porta secondaria e camminare nell’angusto vicolo sul retro.

< Mulder…>, disse lei, amorevolmente.

Fox spalancò la porta, deciso, prima che Scully potesse avvicinarsi.

< Agente Mulder ! Che succede ? >

La frase del dottor Werber, riecheggiò nel silenzio della sala.
Mulder…era certo di aver capito, chi fosse quell’uomo.
Aveva visto solo le sue spalle, per poco meno di un istante, ma era così…

< Dottore…da quando fa uscire i pazienti dal retro ? >, domandò, duro e deciso.

Il suo sguardo si posò sul posacenere.
Una Morley.

< Scully resta qui ! >, urlò e prima che lei potesse comprendere del tutto, egli si era già precipitato fuori, sotto la pioggia battente.

Il vicolo era stretto, dai densi fumi che si sollevavano ai lati dei tombini, illuminato e crepuscolare al tempo stesso.
Mulder apparve appena sotto la scala anti incendio, guardando una figura che svoltava a destra, appena fuori dell’angusto corridoio fra i due palazzi.

< Fermo ! >, intimò.

Nessuna risposta.
Impugnando allora la pistola, corse fra le pozzanghere, sbucando nella strada principale.
Una folla di persone, con gli ombrelli aperti, tutta maledettamente uguale.
Tenendo l’arma sollevata, si guardò attorno.

< Maledizione…>, mormorò.

< Posi quella pistola ! Si appoggi alla parete e tenga le braccia larghe e contro il muro ! >

Una mano decisa, alle sue spalle.
Mulder riconobbe subito il tono registrato di un agente della polizia, ma evitò qualsiasi spiegazione.
Preferì obbedire, e quando l’agente ebbe controllato il tesserino, riconsegnandolo con un lieve imbarazzo, si limitò a scuotere il capo.

< Mi scusi….ho interretto qualche appostamento ? Cerchi di capire…l’ho vista sbucare fuori con una pistola e…>

Mulder si passò la mano fra i capelli fradici e disse:

< Non importa….>

Rinfoderò l’arma, tornando indietro.
Era la metafora della sua vita, in fondo….vicino a qualcosa, tanto da sfiorarla…ma a cosa, veramente ?
Non appena entrò nello studio, dal cono d’ombra del vicolo, poco dietro alla porta secondaria, emerse Smoking Man.
La pioggia gli impediva di accendersi la Morley.
Sapeva bene che Fox e Dana erano lì.
E non si sorprese….era come doveva essere…
Fece un sottile sorriso, allontanandosi.

< E’ stato qui, vero ? >

Mulder parlò, esprimendo una certezza, piuttosto che una domanda.

< Di che parla ? Fox….con il dovuto rispetto….il suo comportamento è del tutto intollerabile ! Fare irruzione nel mio studio e…>

Scully cercò, inutilmente di interrompere quel che stava accadendo.

< La smetta ! Se conosce quel bastardo dai polmoni marci, non può che essere anche lei parte del complotto ! >

Sorrise, con un’espressione innaturale, che ebbe il potere di spaventare Scully.

< …come ho fatto a non capire ? Lei sa cosa accadde a mia sorella….parlo di ciò che le accadde davvero…e anche cosa hanno fatto a Scully…>

Il dottore alzò le spalle, spaventato e confuso.

< Non capisco di cosa mi stia accusando! L’ho sempre aiutata….abbiamo lavorato spesso insieme…. e lei ha sempre fatto tesoro della mia etica e competenza professionale ! >

Guardò Scully, che scosse appena la testa,

< Non sono responsabile…. Ma ritengo che ci siano delle cose da chiarire… L’agente Mulder ha ricordato particolari delle sue sedute…la presenza di quell’uomo, di cui noi ignoriamo l’identità…Che sarebbe interessato a confondere i fatti, ad eliminarci…Se lei ha qualche legame con lui…>

Il dottor Werber si alzò, di scatto.

< Non vi permetto di formulare certe accuse ! Non ho mai agito contro i miei pazienti ! Mai ! Li ho sempre protetti, invece….Se ho…collaborato con quell’uomo…è stato solo per aiutarla, Mulder ! Per far sì che lei superasse un trauma molto profondo, che l’avrebbe condotto alla pazzia ! >

Mulder si sporse verso di lui, con il viso contrito dall’ira.

< Non ritiene che avrebbe dovuto dirmelo, almeno ? Lei non ha idea di che razza d’uomo sia, quello che manipolato la mia mente ! >

< Non ho fatto nulla di tutto questo ! Quell’uomo mi fornì solo dei parametri… dei dati oggettivi per permettermi di penetrare nel suo sub-conscio…>

Mulder fissò Scully, che allargò appena le braccia, sussurrando:

< Calmati..>

< Voglio quei dati ! Qualsiasi informazione e procedimento che avete usato su di me….>

Il dottor Werber si scostò un poco, mentre Mulder era tanto vicino da sfiorarlo.

< Non posso ! Si tratta di un mio segreto professionale…e poi…sono avvenimenti di tanti anni fa che…>

Mulder lo prese per la giacca, spingendolo contro la parete e puntandogli la pistola in faccia.

< Mulder ! Che fai ? >, intimò Scully.

Lui non parve sentirla.

< Lei sa cosa è davvero successo a mia sorella, vero ? >

Dalla porta finestra, la segreteria contenne un grido di paura.
Le gambe le tremarono, poi si decise a correre verso il telefono.
La scena era grottesca e intensa al medesimo tempo: Mulder stava ritto, con la pistola spianata, mentre Scully si affannava a spostarlo di qualche passo.

< Ti rendi conto di ciò che stai facendo ? Smettila subito ! Non è questo il modo per ottenere informazioni ! >, implorò, senza successo.

Il dottor Werber rimase tremante contro la parete, con il respiro rotto dalla paura.

< La prego…Fox mi ascolti….lei non si rende conto….>

Scully udì, sconsolata, le sirene delle autopattuglie ed ebbe la forza di fargli riporre la pistola.
Sapeva che sarebbe andata così….ma non aveva avuto la forza d’impedirlo.