CAPITOLO SEI

 

Appartamento di Fox Mulder, 2630 Hegal Place
Alexandria, Stato della Virginia,
Ore 01.07 Am, Sabato 15 Dicembre
 
Fox si alzò, cercando di non svegliarla.
Si massaggiò il collo, spossato per la stanchezza.
La vide dormire beatamente, provando una stretta allo stomaco.
Quella sera era giunta a casa sua e non aveva detto nulla.
Si era limitata a spogliarsi e a mettersi a letto, davanti alla Tv accesa.
Avrebbe dovuto….avrebbe avuto mille ragioni per dirgli quant’era stato egoista e insensato.
Lui stesso se l’era detto almeno una decina di volte.
Ma sapeva che era come il suo istinto gli suggeriva.
Sapeva che era solo questione di tempo…
Che il complotto ordito alle loro spalle li avrebbe distrutti…
Mulder le aveva abbracciato le spalle, stringendola a se e coricandosi con lei, parlando piano:

< Hai mangiato ? >

< Se vuoi del pop corn….o del latte….non tengo molto in frigo, di solito….>

Lei aveva scosso la testa.

< Scully…io…non intendevo coinvolgerti…non avresti dovuto andarci di mezzo tu! Ma…è stato più forte di me…>

Lei allora aveva parlato, dicendo parole sottili e decise, senza esitare.

<…riguarda anche la mia famiglia e lo sai…lo sappiamo entrambi ! Non c’è carriera che tenga, rispetto a quello che c’è stato nascosto….>

L’aveva baciata e si erano addormentati quasi subito, sentendo il calore dei loro corpi ed il bisogno di riposo.
Poi, come gli avveniva sempre, l’agente dell’FBI perse il sonno verso il cuore della notte.
Sospirò, aprendo appena la finestra della cucina e guardando fuori, nella strada piovosa e deserta.
Come poteva avere la forza di amarlo ? Dopo quanto aveva sofferto a causa sua ?
Tutta la sua ricerca, la sua battaglia...sarebbe mai arrivato a capire cosa davvero era accaduto a Samantha, tanti, troppi anni prima ?
E se così fosse stato, avrebbe retto alla realtà…alla verità che sentiva essere dentro di se, ma che anch’egli temeva di pronunziare ?
Udì suonare il cellulare.
Esitò per un istante, prima di rispondere.

< Si ? >

< Agente Mulder ? >

La voce….era una voce che Fox aveva sentito poche volte, ma che aveva imparato a riconoscere lo stesso.

< Che cosa vuole ? >

< Elektra disco-club ! Fra un’ora e mezza…si sieda al bancone lungo….e sia puntuale….capito ? >

Udì chiudere la linea.
Il solito gioco….che continuava da anni, sempre uguale…sempre senza meta…
Posò il cellulare sul tavolino e sistemandosi accanto all’uscio la guardò nuovamente dormire.
Vide che si girava, nel letto, cercandolo con la mano.

<…mmm..amore…dove sei ? >

Era una voce calda….come sanno essere sempre calde le voci delle donne, nel sonno..
Lui si sedette ai bordi del letto, dandole un piccolo bacio sulla guancia.

< Sono qui…dormi adesso…è ancora notte…>

Lei parlò ad occhi chiusi, stringendo la sua mano.

<…vieni a letto…prenderai freddo…>

Mulder distendendosi accanto a quel corpo minuto e appena sudato, dal profumo di carne e di sesso appena avvertibili, ebbe appena la forza di cingerla da dietro, sentendola respirare.
Baciò la sua nuca, una nuca calda e dolcissima.
Non era più solo un gioco suo, ormai…
Lo sapeva…lo sapeva da tempo….ma la cosa lo spaventava ancor di più.

***

Elektra disco club, Capitol Street,
Washington DC, Ore 02.35 Am, stesso giorno
 
La musica, ossessiva della tecno, rimbombava ben oltre i decibel consentiti dalla legge.
Fox schivò un ragazzo dai capelli impomatati di gel e si sedette al primo posto libero trovato, davanti al bancone lungo.
Il banco aveva una forma ad esse, ed era ricolmo di bicchieri in vario stile, sul lato che volgeva al barman.
Dietro al mastodontico barista, si elevava una pila di svariate bottiglie di liquore, disposte con cura maniacale: da un lato tutti i whisky, dall’altro i vari tipi di gin e rum..
Al centro dell’ampio bancone, stava una pertica inchiodata al centro che arrivava a sfiorare il soffitto, intorno alla quale si dimenava una splendida bionda completamente nuda.
Fox appoggiò i gomiti al banco, portandosi le mani al viso.
La stanchezza e la nausea lo torturavano.
Dana si fece largo fra una coppia di new-age intenti a baciarsi con passione, sedendosi accanto a lui.
Il viso era stravolto dal sonno.
Gettò uno sguardo assente alla ragazza sulla pertica e disse con voce compassionevole:

< Vuoi dirmi che ci facciamo in questo buco ? Sono le due passate, la musica è uno schifo e…e lo spettacolo non è proprio quel che ci si aspetta dal fronte di liberazione della donna ! >

Lui sorseggiò una birra annacquata, pagata una fortuna.

<…mmm sai..credo che saresti uno schianto, in un numero come quello…. Lunedì chiamo una ditta e faccio sistemare una pertica in soggiorno…>

Dana rise.

< Fallo e ti dovrai impegnare anche l’ultimo bene che possiedi…..E in ogni modo credo di non saper ballare così bene…>

Fox scosse la testa, come per far intendere che ai suoi occhi si sarebbe trattato di uno spettacolo comunque interessante, quando un distinto personaggio gli si accomodò accanto.
Si sistemò gli occhiali, sorseggiando un gelido bicchiere di Jack Daniel’s.

< Mi sembrava di aver sottinteso, che intendevo vederla da solo, Mulder ! >

Scully si sporse in avanti, comprendendo immediatamente il motivo di quella levataccia e prestando attenzione.

< Non ho alcun segreto per lei ! >, disse deciso Mulder.

Nessuno fece un saluto gentile, togliendosi appena il cappello, mormorando:

< Piacere agente Scully ! Forse…è giusto che anche lei mi conosca ! >

Allungò, strisciandolo sul bancone, un foglietto spiegazzato, fermandolo proprio davanti a Mulder.
Fox lo afferrò, leggendolo con noncuranza.
Lettere e numeri.

< Sarebbe ? Non mi dica che mi ha dato il numero di bancomat ! >

Nessuno abbozzò un sorriso, sfiorando il whisky con le labbra.

< E’ un codice…genetico….una sequenza di DNA ! >

Scully sbirciò, appoggiata alle spalle di Mulder.

< Vero…ma questo che vuol dire…signor…signor ? >

< Non do mai il mio nome, agente Scully ! A nessuno ! >

Mulder ripiegò il foglietto.

< Se mi ha fatto alzare alle due e mezzo del mattino, per questo… signor Kritschgau, debbo ammettere di essere lievemente seccato ! E credo lo sia anche la mia collega ! >

Bevve un sorso deciso di Jack, questa volta.

< Un bello spettacolo, non trova ? >

Scully fece un’espressione abbastanza seccata, mista fra la rabbia e la compassione.

<…vede…spesso per costruire il futuro…occorre scavare nel passato ! Trovare le fondamenta di ciò che ci necessita ! Conoscevo i vostri genitori…ci siamo trovati molte volte a bere, come stiamo facendo noi adesso….ma allora la lap-dance non esisteva ! >

La ragazza si esibì proprio davanti a Scully, sfiorandole la giacca con la punta della dita.
Ma Dana non la vide nemmeno.
Fissò tremante quello sconosciuto, domandando:

< Mio….padre ? Che cosa sapeva, di lui ? >

< Ciò che tutti sanno…un ufficiale di marina dal comportamento esemplare ! Allora la nazione aveva altre priorità….i tempi sono cambiati…>

Scully chiuse gli occhi…
Adorava suo padre…era stato…tutto per lei.
Ma doveva ! Doveva sapere !

< Durante una festa alla base di Fort Marlene, nel Maryland, che lo conobbi ! Ed entrambi conoscemmo…..una giovane donna, di nome Cassandra Spender ! Suo padre era sposato da poco più di un anno…la tensione con Cuba era ai massimi livelli…un po’ tutti, in quel periodo, cercavamo…distrazione ! Ed un marinaio….non faceva certo eccezione ! >

Mulder lo afferrò per il bavero della giacca, spingendolo da un lato, appena giù dallo sgabello a tre gambe sul quale tutti erano seduti.

< La smetta ! Posso sopportare qualsiasi menzogna…ma lasci stare Dana, mi ha capito ? >

Scully posò la mano fredda sulla sua spalla.
Fece una smorfia dolorosa.

< La prego….vada avanti…>

< Non le dirò nulla di più, proprio perché non mi aggradano le chiacchiere senza fondamento ! Ma fu proprio in quel periodo che prese vita il progetto voluto da suo padre, Mulder ! >

Fox osservò il viso di Scully, captandone il dolore e facendolo proprio.

< Di che sta parlando ? Io e Scully abbiamo sentito tante volte di questo… fantomatico progetto….senza sapere mai di che si trattava di preciso ! >

Nessuno scrisse un nome su di un foglietto, porgendolo a Scully.

< Lei ha scelto la pista giusta, andando dal dottor Werber, Mulder ! L’uomo che è segnato su questo biglietto, può darvi delle risposte… Dovete fare presto…è il tempo quel che manca ! >

Si sentì afferrare per il braccio, con decisione.

< Non se n’andrà così ! Mi dica tutto ! Tutto quello che si nasconde nell’ombra ! >

< Anche se lo facessi, non conterebbe nulla ! >

Guardò Scully.

< …e voi non mi credereste ! Conta solo quanto sarete in grado di provare ! Non solo per la verità o la memoria di suo padre, Scully o del suo, Mulder… Ma anche per la salvezza del genere umano ! >

Fox fece un sarcastico sorriso, aggiungendo:

< Sarebbe stato meglio se mi fossi deciso ad indagare sui falsari di biglietti alle partite di football…>

Nessuno si sistemò la cravatta , posando una banconota sul tavolo.

< Vorrei dirvi che vi sarebbe possibile, lasciar correre ! Magari farvi una bella famiglia con otto o nove figli urlanti…>

< Dio me né scampi ! >, mormorò Scully.

<…ma voi ormai siete parte dell’ingranaggio….una delle rotelline che fanno girare l’orologio…TICTAC…TICTAC….>

Smise di assumere il tono paternalistico di sempre, divenendo improvvisamente cupo e deciso.

<…ricordate…O resistere, o servire ! >

Lo guardarono svanire nella folla.

< Andiamocene….domattina dovremo svegliarci presto…>, asserì lei, sfiorandogli la spalla.

Fox camminò fino all’uscita, e quando giunse a pochi passi dalla stretta porta dalla volta sferica, le strinse le mani, mormorando:

< E’ quanto vuoi anche tu ? O lo fai solo per me ? Dimmelo, ti prego ! >

Scully rispose con un filo di voce, scossa ed emozionata, con gli occhi velati dalle lacrime.

< Ho paura di sapere la verità….tanta ! Ma sento di doverlo alla mia stessa coscienza…ed anche per la memoria di mia sorella, Fox ! >