CAPITOLO OTTO

 
Dunaway’s Pub, Washington DC
Ore 02.44 Pm, Sabato 15 Dicembre
 
Mulder giocherellava con il bicchiere vuoto della birra, fissando il vuoto.
Sapeva che stava mentendo a se stesso, oltre che a Dana.
La sicurezza, che aveva ostentato con lei, riguardo al proprio passato, era falsa.
Si sentiva distrutto…
Non avrebbe mai lontanamente immaginato nulla di simile.
La testa aveva ripreso a fargli male, in modo sottile e crudele, perseguitandolo da ore.
Ma soprattutto soffriva per lo sgretolarsi delle cose nelle quali aveva sempre creduto…Anzi…nella cosa in cui aveva sempre creduto: ritrovare sua sorella !!
Poteva avere un senso, adesso ?
Non dopo quanto aveva scoperto….certo, c’era sempre la possibilità che Dana avesse ragione, e che tutto non fosse che una trappola, uno specchio per le allodole…
Ma Fox sentiva che così non era….troppe le cose che coincidevano…
Troppe le voci del suo istinto, che gridavano la verità.
Se…se non si era ucciso, era per una sorta di recondito istinto a sopravvivere, a lottare anche e soprattutto per Dana.
Fissò Diana Fowley che entrò dalla porta principale.
Lo notò subito, sedendosi accanto a lui e posando la valigetta con gli appunti.

< Sono contenta…che tu sia qui con me, Fox ! Ho ricevuto il tuo SMS….e sono arrivata appena ho potuto ! >

Mulder abbozzò un finto sorriso.
Non avrebbe voluto coinvolgere Diana…..

< Ho bisogno di te…>, mormorò.

Lei gli sfiorò la mano, senza che Mulder la ritraesse.

< Ho saputo….all’FBI le voci girano rapide….>

Mulder annuì.

< Proprio per questo ho bisogno di te ! Con la sospensione operativa, non posso accedere a ricerche che riguardano mio padre, al dipartimento di stato… Né aiutare Scully….>

Diana fecce una smorfia.
Scully….era sempre presente, ogni volta che parlava con Fox.

< Non so come poterti aiutare….Il mio ruolo, qui nell’FBI, è quello di una normale agente operativa ! Non ho alcuna possibilità di favorirti, nonostante giudichi la cosa ingiusta ! >

La guardò negli occhi, splendidi occhi neri, come biglie d’ebano.

< Rammento che…tanti anni fa venivamo qui….a parlare di noi….>

La voce di Diana divenne un filo.

< Era….era così bello…Fox…>

Lui sorrise, scuotendo appena la testa.

< Mica tanto…visto com’è finita ! >

Sfiorò le sue dita.
Ora Fox ritrasse la mano, dando segno di fastidio.

< E’ inevitabile, vero ? Insomma…se reputi che il chiederti aiuto, significa automaticamente riaprire una storia ormai chiusa, ti sbagli ! Sei solo una collega, per me, Diana ! Vorrei….che ti sforzassi di ragionare in questo modo ! O t’alzerai…e ti vedrò andar via per sempre ! >

Diana chiuse gli occhi, ferita dal dolore che la trafiggeva senza che potesse nasconderlo.
Parlò con la morte nel cuore.

<…dimmi…dimmi di che hai bisogno…>

< Vorrei che tu mi fornissi i files dalla banca dati del sistema informatico della previdenza sociale, riguardo alle adozioni su coppie di dipendenti statali e federali . Ed in particolare riguardo ai legami fra i genitori di Scully ed i miei….voglio sapere quando e come Dana è stata adottata ! E sapere se esiste un nesso fra tutto questo e la Rauch Corporation ! >

Diana si spostò i capelli da un lato.

< Una cosa da poco ! Ti rendi conto del tempo che mi ci vorrà ? Che tipo di giustificazione dovrò fornire, ai miei superiori ? >

Mulder strinse la sua mano.
Si sentì colpevole, nel farlo.
La stava ingannando e non gli piaceva.
Ma che altro poteva fare ?

< Sei l’unica di cui posso fidarmi ! Ti fornirebbero aiuto anche persone che attualmente lo negherebbero a me e a Dana…Del resto, dopo l’ultima riunione, non mi fido più neanche del vice-direttore Grey ! >

Fowley fece un debole sorriso, sentendo quella carezza.

< …ripagherò la tua fiducia…..Farò ciò che posso, per aiutarti ! >

Mulder si alzò, parlando lentamente.

< Cerca di sapere anche chi è realmente Cassandra Spender…. Scheda personale, legami con la mia famiglia e quella di Scully, tessera sanitaria…..tutto ciò che reputi interessante e anche quello che non ti sembra utile…Credo che sia segregata contro la sua volontà, per perpetrare l’inganno ai nostri danni….Poi mi passerai i dati….e io mi farò una bella notte in bianco….>

Lei mise la mano sulla sua spalla.

< Prima….non dormivi per altri motivi…molto più piacevoli….>

Fox smise di sorridere.

< …hai il mio numero….chiamami appena sai qualcosa….>, disse prima di andarsene.

Lo osservò uscire dal pub, con gli occhi gonfi.
Non capiva….non capiva quanto lei lo amasse.
Attese qualche minuto, poi prese il cellulare.

< Signore ? Ho parlato…con lui….Vuole sapere tutto su Cassandra Spender e sulle adozioni….Come…come debbo…comportarmi ? >

La voce, dopo qualche istante d’esitazione, rispose:

< Gli dica quel che vuole sentire ! >

***

Comando di divisione della flotta Atlantica,
palazzo della marina militare, Washington Dc
Ore 04.06 Pm, stesso giorno
 
Scully superò due enormi ancore poste ai lati del vasto portone che immetteva nei labirintici corridoi del comando di divisione.
Era un palazzone di quattro piani, moderno ma costruito in stile classico, come tutti i centri del governo a Washington.
Ad ogni passo, Scully provava la sensazione di affondare nel proprio passato.
E sentiva le ferite riaprirsi.
Rammentò l’ultima volta in cui lei e la sua famiglia erano riuniti.
Papà era stato premiato con una medaglia per la carriera.
Lei e mamma stavano in prima fila, con Bill e Charles appena dietro.
Poco distante, Melissa.
Si era vestita in modo elegante, sentendosi a disagio ogni qualvolta i cadetti della marina le regalavano sguardi interessati.
Le lacrime, le stesse che aveva versato allora, colma d’orgoglio per il suo capitano Achab, le inumidirono le ciglia.
Mentre aspettava l’ascensore, che recava su entrambe le porte scorrevoli due ancore stampate, rammentò di nuovo.
Era una bella sera di Settembre.
Era a letto, con l’impazienza che le aggrediva le gambe…papà stava per tornare.
Udì, fingendo di dormire, la porta della camera aprirsi e suo padre fare capolino nella stanza.
Lo vide, con la coda dell’occhio sbirciare la sua bambina….
D’un tratto si alzò in piedi, stringendolo forte.
Aveva tredici anni, allora…
Le diede un bacio e senza dire nulla, la coricò di nuovo, per poi prendere Moby Dick da un cassetto del comodino.
Era riposto sempre nel medesimo posto, e nonostante Dana lo adorasse, rimaneva chiuso per settimane e mesi, sino a quando lui non ritornava.
Suo padre accostò la sedia e chiese:

< Stella del mattino, a quale capitolo siamo arrivati ? >

Il trillo del campanello, riportò Scully alla realtà.
Salì, guardando con aria imbarazzata un giovane marinaio, quasi sperduto in quel dedalo di corridoi.
Arrivò al terzo piano.
Bussò all’ufficio con due dita ed attese.

< Avanti ! >

Si strofinò gli occhi, per togliersi l’imbarazzo velato d’umide lacrime ed entrò.
Davanti a lei, seduto dietro ad una scrivania di legno rossiccio, stava un anziano comandante di marina, dai capelli corti e brizzolati.

< Capitano Stevens….>, disse a mò di saluto, Dana.

Lui alzò gli occhi dal documento che stava compilando, guardandola.
Sorrise, alzandosi per salutarla, evidentemente sorpreso.

< Dana ! E’ da tanto tempo…come stai ? >

Lei gli strinse la mano e fece un finto sorriso di circostanza.

< Il lavoro….sono impegnata….come agente federale dell’FBI…Ma non dimentico certo i vecchi amici di papà…>

Lui sorrise.

< E della tua famiglia ! Purtroppo non ho avuto modo di partecipare al funerale di tua madre….ma credimi se ti dico che mi dispiace immensamente ! >

Scully fece un’espressione sofferta, cercando invano di nasconderla.

< Sembra…..sembra sia successo ieri…>, sussurrò.

Si sedette, fissando la foto del capitano Stevens, che lo ritraeva il giorno della nomina a cadetto.
Rammentò…anche papà, sulla sua scrivania, ne possedeva una uguale.

< Che cosa desideri, agente Scully ? O hai solo deciso di venire a trovare un vecchio marinaio prossimo al congedo ? >

Dana si schiarì la voce, come per liberarla da una improbabile raucedine.

<…ho bisogno di sapere….delle cose su papà….Cose che forse lei conosce, o di cui era al corrente ! E’ sempre stato suo amico….avete fatto l’accademia insieme, il servizio di prima nomina….e affrontato i fatti di Cuba l’uno al fianco dell’altro…>

Lui annuì.

< E’ stato un momento difficile, quello, vero ? >, domandò Dana.

< Si…immagino che tuo padre te ne abbia parlato infinite volte ! Sinceramente non riesco a capire il motivo della tua visita, Dana ! >

Scully fissò il vuoto, evitando che i propri occhi parlassero per lei.

< Voglio sapere quali missioni ha effettuato mio padre, e non parlo di quelle ufficiali….Sono certa che se inoltrassi questo tipo di richiesta alla commissione interna della marina, le catalogherebbero come TOP SECRET… …e mi sarebbe impossibile accedervi ! Lei…può aiutarmi, vero ? >

< Dana…sinceramente non ritengo di…>

Scully sospirò, mentre gli occhi le regalavano immagini distorte dal riflesso delle lacrime.

< La prego ! Ho capito…da poco tempo….quanto mio padre mi aveva nascosto… anni fa ! Credo…che le ragioni di queste bugie, si celino nel suo lavoro. Bugie verso di me….verso mia madre… Lui era…tutto per me ! Davvero ! Ma questo non può….giustificare l’inganno che perpetrò ai danni della mia famiglia ! >

Il capitano esitò per un solo attimo, poi guardandola, comprese.

< Io…sapevo della relazione….fra tuo padre ed una donna…Ma questo non credo avesse alcun legame con il nostro lavoro ! E comunque mi è impossibile fornirti i documenti che ti servono ! Sono stati già prelevati…da un’altra persona ! >

Lei chiese, con la voce ridotta ad un filo:

< Bill…mio fratello ? >

Lui annuì.

< Era…un pomeriggio di Novembre….credo….ricordo che incontrai tuo padre in un locale che frequentavamo tutti….Era come…fosse distrutto ! Ma non era quella la sola volta che lo vedevo in quelle condizioni ! >Esitò di nuovo, guardandola.

Rammentò le volte in cui le aveva dato una carezza, rimpiangendo il fatto che a differenza di Bill Scully, non aveva una famiglia.

< Avevo…..sempre rispettato i silenzi ed i dolori di Bill…ma in quel caso mi decisi a parlargli ! Discutemmo per tanto tempo….e debbo dirti che…. che lui mi confidò la sua appartenenza ad un gruppo paramilitare…una specie di organizzazione interna all’esercito, denominata Rauch ! Era molto popolare, allora….anch’io n’ero stato affascinato, ma avevo sempre evitato di presenziarne le riunioni… Allora….devi capire, Dana, che allora c’era un clima diverso…dopo quanto accaduto a Cuba, dopo la morte del presidente Kennedy…c’era una voglia di.. non so…di guidare il paese, prenderlo per mano contro il comunismo ! >

Scully si sentì scuotere dalla paura.
Ogni minuto che passava, sembrava dar corpo ai propri sospetti, alla collaborazione di suo padre in quel piano folle e nazista !
Comprese, ancora una volta, quanto dolorosa fosse la ricerca di Mulder…
Si sfiorò la fronte, mentre il militare continuava a raccontare.

< La guerra, in Vietnam, andava a rilento…il fronte studentesco a Berkley, si muoveva verso l’antimilitarismo ed abbracciava le filosofie comuniste… Tuo padre, però, mi sconsigliò di seguire la sua stessa strada ! Mi disse quanto ti amava, ed il suo terrore che….che nel futuro, tu avessi in qualche modo potuto scoprire quanto andava facendo ! >

Prese un foglietto di carta.
Scrisse con lentezza, quasi intendesse sincerarsi di quanto andava vergando su quel foglietto.

< Si tratta di nomi, Dana….persone che ricoprivano importanti cariche all’interno dell’esercito e che hanno fatto parte di quell’organizzazione d’estrema destra ! Ne parlo al passato poiché da quasi dieci anni, non ho più avuto modo di saperne nulla….Hanno senso per te ? >

Consegnò lei il foglietto e Scully lo lesse aprendolo appena, sbirciandovi:
William Mulder….J.B.Braddock, Nathaniel Grey….
Annuì, conscia del fatto che i sospetti di Fox erano ormai, solo la punta di un immenso iceberg.

< I vertici di questa….confraternita sono segreti…al massimo livello…Sono certo solo della loro attuale esistenza, ma i suoi scopi mi sono preclusi… Allora si parlava di uno scopo….una meta da raggiungere…un fine conseguito dopo anni, forse decenni di sacrificio…. Comprendi anche tu, quale fanatico livello di fedeltà una simile causa avrebbe dovuto avere….Non del tutto simile a quella nazista, purtroppo ! Il fine si sarebbe dovuto raggiungere, non importa a costo di quali privazioni, a costo di eliminare qualsiasi ostacolo, qualsiasi vita ! Tuo…padre…sembrava  tremare dalla paura, mentre mi accennava a tutto questo ! Ed io non l’avevo mai visto tremare, nemmeno sotto il fuoco dei Cubani…>

Scully riconsegnò il foglietto, insieme con una domanda.

< Qual’era questo…scopo ? >

Lui si strinse le mani.
Parlò con lo stesso tono di chi afferma un concetto assurdo, ma che ben sapeva non essere solo il parto di una mente folle.

< …creare…una nuova razza…una razza eletta….che avrebbe vegliato sull’avvento di una nuova era!>

Le lacrime resero difficile il suo racconto.

< …Una razza superiore agli uomini…proprio come aveva sognato Adolf Hitler nella Germania Nazista ! >

Scully chiuse gli occhi…quei cloni, il suo rapimento e quello di Fox….

< O Signore…>, esclamò.

Stevens si alzò, quasi temesse di non essere creduto, parlando in modo composto.

< Dana ! Credimi se ti dico…che tuo padre non aveva alcuna idea di ciò che sarebbe accaduto ! Fu preso in un complotto più grande di lui…di tutti noi ! >

Il silenzio calò su di loro, per pochi minuti.

< Immagino…che non intenda testimoniare su questo, vero ? >, domandò.

Stevens tacque.
Lei si alzò, sentendosi ancora scossa ed indifesa.
Ormai aveva ricevuto solo conferme….
Salutò il capitano Stevens, certa di quale sarebbe stata la sua prossima meta.
Nessun pensiero sino a quando non fu all’esterno, provando un sollievo palpabile.
Respirò l’aria fredda e tersa di quel bel pomeriggio di sole, poi prese il cellulare.