CAPITOLO DIECI

 

Casa di Margaret Scully, Baltimora,
Stato del Maryland, Ore 11.57 Am,
Martedì 16 Settembre
 
Il momento era giunto.
Per quanto Dana avesse cercato di rimandarlo, con dolore e rabbia…con tutto quello che aveva dentro…,
Parcheggiò davanti a quella casa, che per molti anni era apparsa come l’unico rifugio alla follia degli Xfiles.
Ora non era accompagnata da quel dolore tremendo che l’aveva fatta desistere….ma era ancor più difficile…ora era sola di fronte al proprio passato.
Rammentò che una volta Mulder le aveva ricordato che la verità si sarebbe dovuta sapere ad ogni costo, a qualsiasi prezzo….
Lei non ne aveva paura !
Si piazzò davanti alla porta, esitando per alcuni secondi.
Raccolse le forze e suonò il campanello.
Poi attese, fissando il gradino di marmo sul quale, da bambina si sedeva, quando potevano finalmente sistemarsi per più di un paio di mesi, a casa.
Ricordò quando, un’estate, rincorrendo Melissa, era inciampata, e si era quasi rotta il naso…
Si spostò i capelli dietro l’orecchio.

< Dana ! Mio Dio ! >

Margaret le sorrise, con i radi capelli grigi ben nascosti dal colore corvino della capigliatura.
Si sarebbe aspettata durezza…sarebbe stato più facile…
Invece mamma la fece entrare, accarezzandole il viso pallido e dolce, con un bel sorriso, con due lacrime sulle gote.

< Sei tornata ! Finalmente ! Sono…così contenta di…di rivederti ! E’ passato tanto tempo… troppo….stai bene, bambina mia ? >

Dana rimase in piedi….le conferiva maggior fiducia e capacità di giudizio…
La mamma le baciò la guancia, sfiorandole i capelli.

< Non…sono tua figlia ! Lo sai ! >

Margaret si bloccò, con gli occhi pieni di pianto.

< Non devi dire così ! E’ passato tanto tempo….io e tuo padre sbagliammo….nel negarti la verità…ma non sapevamo che Fox….credevamo che l’averti adottata ti avesse sottratta all’orfanotrofio….Tu sei mia figlia, come Melissa….>

< Non nominarla, mamma ! Non ne hai il diritto ! Io non sono venuta qui per……devi dirmi la verità ! >

La madre di Dana strinse i pugni, trattenendo il dolore dentro di se.

< Sei venuta qui per maltrattarmi ? E’ questo, quel che ti ha consigliato di fare il tuo lavoro ? >

Disse lavoro con una patina di livore, mai cancellato, negli anni.
Scully si sentì più libera…come se il dolore che aveva covato dentro di lei, avesse modo di uscire, anche se a fatica.

< Sono una donna, un agente dell’FBI….ti ho fatto una richiesta e tu…hai il dovere morale di darmi una risposta!!>

< E’ forse un interrogatorio ? Come ti permetti di venire qui per questo ? Vattene, Dana ! Dio solo sa quanto ho pregato, perché tu tornassi, durante questi mesi….ma ora capisco che Bill aveva ragione ! >

Scully la fissò con gli occhi verdi freddi, senza anima.
Bugie…solo bugie…

< Ho rammentato…che tu e …papà….avevate frequentato la famiglia Mulder ! Abbiamo passato delle sere a Quonochontaug….e c’era anche quel maledetto…uomo che fuma ! Dimmi ciò che sai….se è vero quanto mi hai detto prima….se mi ami come amavi Melissa…..per il suo ricordo…io devo ! Devo sapere ! >

Margaret Scully pianse, lentamente.
Tutto il passato, lontano e terribile, stava per schiacciarla.
Si sedette.

< Io….tuo padre era capitano di Marina e conobbe William Mulder all’accademia ! Siamo stati a Quonochontaug…..eri così bella……Fox litigava sempre con te….ma ti adorava… Dio mio….perdonami ! >

Scully parlò lentamente.

< E quell’uomo ? >

Margaret si fissò le unghie.

< Non so il suo nome….so solo che era amico di tuo padre e del padre di Fox…ci aiutò… per tua sorella Melissa ! >

Scully fissò fuori, dalla finestra che dava sul giardino.

< Che c’entra lei ? >

Sua mamma le posò la mano sulla spalla.

< So che dentro di te c’è rancore…ma non odio ! Ti giuro che abbiamo agito per…non volevamo farti del male….ne arrecarne ad altri ! >

Scully fissava il vuoto.

< …avete collaborato a distruggere la vita di Fox Mulder….ed anche la mia….tradendo degli amici….perché ? >

< Abbiamo collaborato con loro ! Era…quanto giusto fare ! La famiglia di Fox, sapeva ogni cosa !>

Scully scosse la testa.

< Mi stai mentendo ! >

< Affatto ! devi sapere che….Melissa, nostra figlia, iniziò ad avvertire dei disturbi….dapprima lievi…poi sempre più gravi…Aveva solo otto anni….eravamo disperati….Le fu diagnosticata una gravissima anomalia di origine genetica….sarebbe peggiorata nel giro di pochi mesi…. Le rimaneva poco meno di un anno di vita ! >

Scully si girò, mentre le lacrime sembravano sforzarsi di arrivare, ma senza successo.

< Conoscemmo quell’uomo, durante una festa per le alte sfere del Dipartimento di Stato. Io e tuo padre fummo invitati, insieme con altri ufficiali dell’esercito, della marina e dell’aviazione….Si parlava del più e del meno….e alla fine ci si ritrovò più spesso… Erano gli anni sessanta….c’era più idealismo, allora ! Quando fummo a conoscenza della malattia di Melissa….la famiglia Mulder e quell’uomo ci aiutarono….moralmente e non solo….Una sera d’Agosto….ci fu spiegato che era possibile salvarla ! Puoi immaginare come ci sentimmo….io avrei fatto qualsiasi cosa…qualsiasi ! Dovevamo solo nascondere la figlia dei Mulder….adottarla, senza dire nulla….e troncare qualsiasi rapporto con loro……>

Dana si strinse le mani.

< Chi….inoltrò quell’adozione ? Forse…un Giapponese ? >

Lei scosse la testa.

< Non lo so…..non l’ho mai incontrato ! Ho solo firmato dei documenti…..ottenemmo la cura per Melissa…una casa e del denaro…..>

Scully fece una smorfia dolorosa. Era terribile, per lei.
Forse, solo se Mulder le fosse stato accanto, avrebbe potuto….

< Capisci quello che avete fatto ? Avete salvato Melissa…solo per permettere a quel maledetto di ricattarvi per una vita intera…per farla uccidere da lui, di nuovo …>

Margaret la abbracciò, senza che Dana ricambiasse il suo abbraccio.
Ripensò al soprannome dl padre: Achab.
Come lui, come quel capitano dalla gamba di legno, anch’egli custodiva un tremendo segreto ?
Possibile che quel Giapponese, fosse solo una coincidenza ?

< Io…vado via ! >

La madre le sfiorò i capelli, senza dire nulla. Solo sulla soglia, la fermò.

< Ti rivedrò…Dana ? >

Lei cercò, nervosa e scossa, le chiavi dell’auto, mentre i capelli rossi le scesero davanti al viso.

< Non…so che dirti ! Vorrei….che tutto fosse diverso….che non fossi mai entrata nell’FBI ! >

Si allontanò di pochi passi, fino a sentire il rumore della porta che si chiudeva e vincendo, con uno sforzo immenso, la disperata tentazione di tornare.
Camminò guardandosi le scarpe, come se fosse impossibile alzare la testa e tornare alla realtà.
Si massaggiò le palpebre, togliendosi due lacrime grosse e luccicanti.
Solo allora, vide Craig Willmore, appoggiato alla macchina, di fronte alla sua.
Deglutì, tremando.
Corse dalla parte opposta della strada, sfiorando un’auto che sterzò, maledicendola.

< Mi ha seguito ! >

Lui annuì.

< L’ho fatto solo perché…intendo lavorare su questo caso ! Non avevo idea che si stesse recando a casa di sua madre….>

Scully lo afferrò per il bavero della giacca e lo spinse contro il cofano dell’automobile.

< Come sa che quella è casa di mia madre ? Quali informazioni ha ottenuto su di me, Willmore ! >

Craig la fissò, comprendendone il dolore.

< …mi dispiace ! L’ho seguita e quando è entrata, ho cercato delle risposte con il mio PDA….non sapevo che la cosa fosse tanto personale, per lei ! >

Scully lo lasciò, ed iniziò ad allontanarsi.

< Agente Scully ! Voglio solo aiutarla…nient’altro ! >

Dana infilò le chiavi nella portiera.

< Mi lasci perdere ! Se….se si metterà di nuovo sulla mia strada….giuro che la ucciderò ! >

Partì, sgommando.
Willmore si sedette in auto, senza dire alcunché.
Prese il cellulare ed attese….