CAPITOLO DODICI

 

Yuriko Corporation, Newport News,
Stato della Virginia, Ore 01.45 Pm,
Mercoledì 17 Settembre
 
L’attesa era terminata, finalmente.
Asaky fissò con attenzione, ciò che il microscopio elettronico, trasmetteva sul monitor del computer.
Fece un piccolo sorriso.
Pur bardato in quella tuta, si sentiva libero.
Era….il lavoro di 50 anni, che trovava espressione.

< Signori….la meiosi è alla fase stabilita ! Ora il DNA è pronto per la scissione nei quattro filamenti cromosomici e ci sarà possibile inserire il codice richiesto ! >

Si alzò dallo sgabello nel quale si appollaiava, perdendo ore ad osservare le meravigliose complessità della vita cellulare.
Osservò, con tristezza, il vuoto lasciato dal professor Matsuda…..aveva saputo delle condizioni del figlio…
La scienza…..spesso esigeva prezzi terribili…..
Ma era tutto subordinato, rispetto al progetto……e sarebbe stato il Giappone ad ottenerlo, a portarlo a termine.
Forse, nel contesto universale del "loro" scopo, questo contava poco o nulla…
Ma era ciò che li aveva animati, spinti in circa mezzo secolo di studi e di ricerche.
Pensò a lei…..lei si era salvata !
In fondo, non n’aveva più notizie da molti mesi….ma sapeva che stava bene…
Vide il commissario alla sicurezza che lo attendeva fuori, nel corridoio.
Eseguì tutte le operazioni di sterilizzazione e di pulitura, fino a spruzzarsi addosso un’orrenda mistura densa e gelida, che lo ripulì d’ogni germe e virus.
L’operazione durò una ventina di minuti, ed il funzionario li trascorse camminando con pazienza.
Alla fine lo salutò, con il solito, formale inchino.

< Asaky san…>

Fece una piccola smorfia.

< Vedo con soddisfazione che il suo lavoro sta proseguendo ! Ne sono lieto ! >

Asaky ricambiò l’inchino, comprendendo subito quanto stava per accadere.

< Non mi dica bugie….due sue visite in pochi giorni, non portano a nulla di buono ! >

< Ha ragione, professor Asaky….ma abbiamo bisogno di chiarimenti…..circa l’identità dell’uomo che ha sabotato il nostro stabilimento d’Osaka! E crediamo che lei sappia, o possa aiutarci a sapere, chi e per quale motivo, ha effettuato quell’operazione!>

Asaky si bloccò, fissandolo con una durezza profonda, arcaica, quasi che provenisse dal Giappone Imperiale stesso.

< Intende accusarmi ? >

< Affatto….ma non c’è possibile ignorare che anche l’FBI sta indagando e che le forze che si oppongono a noi, potrebbero utilizzare l’operazione per danneggiarci ! Lei ha il dovere morale di dirci tutto quello che sa ! >

Asaky si illuminò.

< L’FBI ? L’agente Scully….? >

< Non lo sappiamo ancora ! Certo è probabile….chi è quel killer, professor Asaky ? >

Il professore prese la propria scheda e la infilò nel lettore.

< Non sono autorizzato a diffondere e divulgare informazioni sul progetto….Ora che siamo ad un passo dall’adempimento del progetto….>

< Sempre che si sia un risultato…..>

Il professor Asaky si irrigidì, scandendo le parole.

< Dica a quei quattro burocrati del governo Giapponese, che i risultati saranno rispettati al millimetro ! Se non avessero chiesto la collaborazione degli Americani, i risultati sarebbero giunti decenni prima ! L’ibridazione della creatura superiore, è pronta…..Non ci è possibile forzare i tempi della natura ! >

Il funzionario sorrise.

< Detto da lei, suona strano ! >

Ora Asaky perse la pazienza, sensibilmente.

< Non mi insegni il mestiere, soldato ! Ishimaru, ha tracciato il percorso….egli ha creato la prima della nuova specie ! Ora noi abbiamo il dovere di seguire il sentiero che ha trent’anni di storia ! Penseremo al problema FBI, quando e se questo si presenterà…sono stato chiaro ? >

L’uomo del servizio d’ordine si lisciò la barba e lo salutò, ben sapendo quella che sarebbe stata la reazione dei funzionari, a Tokyo.
Asaky si ritrovò nel proprio ufficio, in preda a mille pensieri.
Era tutto ad un passo…e l’ignoranza di uomini che non vedevano al di là del proprio naso, poteva compromettere ogni cosa…
Si sedette ed attivò il computer…..
Immise i dati ed attese…
Il ronzio della stampante terminò ed Asaky prese la foto con le mani tremanti…

< Dana…bambina mia ! >, mormorò.