CAPITOLO DUE

 

J.Edgar Hoover Building, sede dell’FBI, Washington,
Ore 02.00 Pm stesso giorno
La porta si aprì, ed un fascio di luce intensa fu proiettato all’interno dell’ufficio.
La targhetta con la scritta: "Fox Mulder Special Agent", sembrò, così illuminarsi.
Walter Skinner entrò piano, quasi timoroso di farsi sentire.
Dana, benché lui mancasse da quasi un anno, ormai, non aveva rimosso quella targhetta…
Si sedette, guardando lo sbiadito poster con la scritta: "I want to belive"
Si massaggiò le palpebre.
Scully aveva rifiutato ogni partner assegnatole dal bureau, ed era rimasta sola, a dirigere quella sezione, facendola passare da una sede investigativa, ad una catalogazione di dati e di fenomeni UFO.
L’intento era quello di rendere il lavoro suo e di Mulder ( che lei era certa sarebbe tornato), riconosciuto dal Congresso e dal bureau…
Una sfida impossibile.
Ma a Walter Skinner questo non importava poi molto.
Aveva potuto osservare bene, l’agente Scully…aveva veduto come stava cambiando…
Sarebbe divenuta come Mulder…sola contro tutto e tutti, ma soprattutto contro se stessa.
Si rigirò fra le mani uno dei tanti, assurdi reperti di Mulder…

< L’agente Scully pensa che lei sia vivo, Mulder….per il bene d’entrambi…spero proprio che abbia ragione ! >, pensò.

Holly bussò piano.

< Cosa c’è ? >, domandò Skinner.

< Il capo- sezione vuole vederla…>

Annuì e alzandosi gettò un’occhiata malinconica verso quel minuscolo ufficio, posto nel seminterrato.
Ricordò, con amarezza, le discussioni con Fox Mulder.
Poi chiuse la porta.

***

Washington, Ore 11.00 Pm,
Domenica 14 Settembre
 
Il traffico caotico e congestionato del giorno, era svanito.
I locali ed i cinema si andavano riempiendo, conferendo alle vie della città un aspetto diverso e affascinante.
Flotte di ragazzi e ragazze, sciamavano in rumorose chiose, alla ricerca di un divertimento effimero.
Immersa in quell’atmosfera, Scully si sentiva a disagio.
Non rammentava nemmeno più, quand’era uscita la sera, per una ragione che non fosse il lavoro.
Aveva guidato senza meta, sino a stancarsi, per poi proseguire il suo viaggio senza meta a piedi.
Guardava senza espressione le vetrine, i colori delle discoteche….
Indossava un vestito stretto ed elegante, lontano anni luce dai rigidi tailleur dell’FBI…
I tacchi alti non la impacciavano.
Non era in grado di spiegarsi perché si era vestita così…
Paradossalmente, quand’era malata, aveva desiderato del divertimento fine a se stesso….
Un lato della sua anima aveva anche desiderato una storia di solo sesso, senza complicazioni né promesse mai mantenute.
Ora, che era tornata, da quel suo viaggio verso la morte, quei desideri non li sentiva più.
Si impose di gironzolare a vuoto, fino a che i piedi non le dolessero al punto da convincerla a far ritorno a casa.
Poi vide un pub, dalla grande insegna verde.
Esitò, per poi entrarvi.
Il fumo denso delle sigarette e l’odore dell’alcool, la disorientarono.
Lei e Mulder avevano veduto simili posti, durante delle indagini, o durante una tappa di trasferimento da una città all’altra…
Ma ora sentiva il bisogno di stare sola….

< Sola ? >

Lei annuì ad una graziosa cameriera di colore, vestita come un cow-boy.
Fu fatta accomodare in un angolo tranquillo, con dei poster del far west da una parte e foto di donne nude dall’altra.
Il tavolo era di legno, grezzo quasi, inciso da infiniti ragazzi innamorati.

< Specialità della casa ? >

Dana sussurrò, appena:

< Cos’è ? >

< Birra ! Una birra rossa ed ottima ! Da quel che vedo….lei ha bisogno di una buona dose di liquido corroborante della casa !! >

Si sistemò sulla sedia, stile saloon di Gary Cooper, mentre le casse diffondevano motivi di
John Denver.
Era uscita per questo, no ?
Annuì, gettando uno sguardo al juke-box, stile anni 50.
Rammentò divertenti serate con i compagni del campus, lontane anni luce.
Un tipo robusto, trangugiò un boccale colmo di birra, in un fiato.
Quando le fu servito un boccale da litro colmo, Scully gli diede uno sguardo preoccupato.

< Wow ! Non so se…>, disse con un filo di voce.

< Ci vada calma ! La notte è appena iniziata…ha tutto il tempo ! >, disse divertita, la cameriera.

Dana scrutò gli altri clienti e poi assaggiò una piccola boccata, gelida.

< Deve essere bevuta con moderazione ! >

Scully si voltò, vedendo, sorpresa, la figura di Skinner, davanti a lei.

< Signore ? Che ci fa, qui ? >

Lui si sedette e la sua sagoma impressionò un gruppo di ragazzi, fino a quel momento, intenti a guardare le cosce di Scully, che spuntavano dalla gonna corta.

< Volevo parlarle e l’ho incrociata mentre usciva ! L’ho vista così tesa….ma se...aspetta qualcuno, io…..>

Dana si asciugò le labbra con il tovagliolo di carta e sembrò affrettarsi a precisare:

< No….no, affatto…io…>

Rimasero in silenzio, per alcuni secondi.

< E’ fredda….forse troppo…>, gettò lì lei.

Skinner sorrise.

< Credo si debba bere così, la birra ! Non…è molto esperta, vero ? >

Scully sorrise.

< A casa bevo solo bibite analcoliche e latte…qualche volta del vino Italiano….ma la birra… E’ una cosa che non bevevo da un’indagine con Mulder….lui era così…>

Skinner cercò, disperatamente la cameriera, sperduta nella folla.

< Posso chiederle perché, è venuta fino a qui, agente Scully ? >

Dana soppesò le parole.

< M’annoiavo…a casa, da sola…così…>

< Forse avrebbe bisogno di una vacanza….Magari per passare dei giorni con la sua famiglia… a per rilassarsi un poco…>

Lei bevve lentamente.

< No. Solo una serata storta ! Capita, no ? >

Skinner bloccò una cameriera ed ordinò una birra.

< Ne…ho passate tante, di serate così… dopo che mia moglie… Davvero tante…. Spesso mi dico che dovrei abituarmi, alla solitudine… ma spesso, il ricordo di Sharon è così forte… E’ difficile accettare la morte, agente Scully! >

Dana bevve più convinta, adesso.
Sentiva il calore dell’alcool diffondersi nel corpo.

< Parliamo d’altro, la prego ! Voglio scacciare questi pensieri…io….>

Guardò intensamente Skinner.

<….io...sono così sola….senza Mulder, io…>

Il vice-direttore dell’FBI, guardò i ghirigori incisi sul tavolino.

< Pensa veramente che possa tornare ? Che sia possibile ritrovarlo ? >

Scully si sentiva annegare…e non solo in quella birra, che non finiva mai.

<…lui non ha fatto lo stesso, con me ? >

La musica di Denver, continuava, imperterrita.
Rise, improvvisamente, ma con lacrime dolorose, piccole parole d’acqua sulla sua anima.

<…stanno cantando tutti…tutti cantano questa canzone ! Io non so nemmeno che parole abbia.. ma ho bisogno di cantare con qualcuno ! >

Si portò i palmi delle mani al viso, piangendo lentamente.

***

Appartamento di Dana Scully, 2 Ore dopo

Skinner aprì la porta.
Dana stava appoggiata a lui, incapace di reggersi in piedi.
La testa le girava e si sentiva invasa da un calore innaturale.
La birra….

< Io…mi scusi….non mi capita mai….di bere….di essere ubriaca…>, smozzicò.

Lui non disse nulla.
Gettò il soprabito leggero indossato per proteggersi dall’acquazzone improvviso sul divano.
La accompagnò sino alla soglia della camera da letto.
Scully fece un disordinato cenno con la mano, teso a tranquillizzare Skinner.
Si sorresse allo stipite della porta.

<…perché...la stanza gira ? Strano….>

La sollevò di peso, portandola fino al letto e lei rise.

< wow….era tanto tempo…che non mi portavano a letto…in braccio….però…adesso sto benissimo, davvero….è solo un effetto dell’alcool, su…una zona del cervello….. quella che…che coord…coord…non mi viene la parola…>

Skinner le sfilò le scarpe e spense la luce, raccomandandole:

< Dorma, agente Scully ! Un buon sonno la rimetterà in forma ! >

Dana rise, per qualche secondo.
Canticchiò lievemente il motivo sentito nel pub, per poi cadere in un sonno profondo.
Walter Skinner uscì, infilandosi il soprabito sotto il braccio.
Provava molto, per lei.
Stima, rispetto ed ammirazione…per quella donna tanto tenace.
Eppure così fragile e sola.
Proprio com’era stata, per troppo tempo, sua moglie.