CAPITOLO VENTI

 

Luogo sconosciuto

La tranquillità della foresta fu scossa d’improvviso.
Il rombo assordante e metallico dei mezzi, si levò dapprima lento, poi sempre più cupo e minaccioso.
Apparvero improvvisamente, da una sentiero semi nascosto nel bosco.
Enormi camion militari. dai pneumatici pieni.
Si fermarono davanti alla struttura nella quale Walter Skinner era imprigionato.
Dai mezzi scesero una ventina d’uomini, armati e decisi.
Tutto il loro abbigliamento era nero, dagli anfibi alla mimetica, sino al giubbotto antiproiettile, ai caschi, passando per le maschere e i guanti…
Nessuno di loro portava gradi o decorazioni, ne fregi, visibili.
Le due guardie sistemate all’entrata avanzarono, all’unisono.
Dal camion sopraggiunto per primo, scese un corpulento soldato, l’unico dal volto scoperto, che era intuitivamente il comandante della spedizione.
Si accese un grosso sigaro, mormorando:

< Fateci passare ! >, disse masticando il falso Avana.

< Signore….non eravamo a conoscenza di una spedizione nell’installazione ! Ci occorre il codice d’accesso e…>

< L’installazione è stata smantellata !! >

Una rapidissima scarica di M16, falciò le due guardie, prima ancora che potessero reagire.
Rapidamente, come eseguendo un piano prestabilito, una copia di militari, fecce saltare il cancello, munendosi di un grosso tronchese e disattivando un sistema d’allarme sistemato in una piccola scatola all’interno della garitta fortificata.
Il comandante digitò il codice segreto e la porta blindata si aprì, di scatto.

< Non fate prigionieri ! L’unico che deve salvarsi è il vice-direttore dell’FBI !! Voglio che troviate e catturiate quest’uomo ! >

Mostrò, con decisione e calma al tempo stesso, la foto di Alex Krycek.
Molti piani più in basso, Krycek stava tranquillamente seduto di fronte ad una stanza dalla luce pulsante, strofinandosi l’innesto artificiale.
La mente andava rapida alla imminente rivelazione che Asaky gli avrebbe fornito….e alla successiva eliminazione di Mulder.
Udì dei passi, una corsa innaturale in quel luogo di tranquillità assoluta.

< Signore ! C’è stata un’irruzione da parte della squadra speciale ! Hanno falciato tutti coloro che si opponevano a noi…..che dobbiamo fare ? >

Krycek impallidì, mentre gli occhi ridivennero allucinati come solo Skinner aveva avuto modo di vedere.
Si alzò di scatto, zittendo il militare con un cenno deciso.
Infilò la scheda nella porta di sicurezza, all’altezza della serratura.

< Signore….non intenderà….>

Krycek impugnò la pistola, una calibro nove e fece fuoco, uccidendolo all’istante.

< Grazie per l’informazione……>

Il computer stava davanti a lui.
Alex Krycek scaricò dei dati, su un cd-rom, e immise una password speciale.
Non gli occorreva poi molto, per capire che il suo tempo era terminato….Se fosse stato l’uomo dalle mani curate a deciderlo, o….
Poco importava ! Doveva fuggire da li, o sarebbe stato ucciso.
La squadra si mosse celermente.
Controllò vari livelli, massacrando chiunque trovasse avanti a se.
Disattivò i sistemi di sostentamento vitale delle celle, condannando ad una morte lenta gli occupanti, e sequestrò tutti i files e i dati che ebbero modo di reperire.
Nel giro di un’ora, tutto era finito.
Skinner era stato trovato svenuto in una cella e fu caricato a bordo di uno dei camion.
Solo Krycek, sembrava svanito nel nulla.
Il comandante dell’operazione aveva appena spento il sigaro.
Una coppia di soldati gli si fece incontro.

< Signore….la base è pulita ! Crediamo che Krycek si sia nascosto all’ultimo livello, quello del reattore….i reparti che portano ad esso, sono stati blindati dal sistema di isolamento contro le radiazioni….>

Il militare sorrise.

< Si è messo in trappola da solo ! Togliete l’energia….isolate il reattore….. Fra tre giorni al massimo, questo posto diventerà una bara di cemento armato per Alex Krycek !! >

Sotto, molti metri sotto terra, il rumore dei mezzi in movimento e delle grida degli uomini al lavoro, non arrivava.
Le luci si spensero, dapprima alcune, poi tutte.
Krycek sbottò in una risata folle, scuotendo la testa.
Fissò avanti a se…

< Non sanno…..non sanno che tu mi libererai…. >

L’alino voltò la testa abnorme, fissandolo.

***

Abitazione di Margaret Scully,
Baltimora, Stato del Maryland,
Ore 11.27 Pm, Mercoledì 17 Settembre
 
Bill arrivò, immediatamente.
Era stata una fortuna che il suo trasferimento a Los Angeles, avesse subito un rinvio.
Entrò, posando il berretto della Marina.
Il medico lo salutò, sommessamente.

< Come sta ? Che le è accaduto ? >, chiese.

Il dottore tossì un poco, come per schiarirsi la voce.

< Male….ha avuto un attacco di cuore….Ho insistito affinché si ricoverasse, ma…. non ha voluto lasciare casa ! …Ho dei dubbi…che riesca a superare la notte……vuole parlarle ! >

Bill si passò la mano sulla fronte.

< Oddio….>, biascicò.

< Mi dispiace…..Sono nel soggiorno, se avete bisogno di me ! >

Bill Scully percorse a piccoli passi la scala sino ad arrivare nella camera della madre.
La vide….e le sembrò più vecchia di un secolo.

< Bill…sei tu ? >, disse con la voce ridotta ad un rigagnolo in secca.

< Si…sono io, mamma….>

Le fece cenno di avvicinarsi.

< Voglio vedere Dana….chiamala…>

Bill chiuse gli occhi.

< Non c’è….credo sia in missione…non ho modo di trovarla….Mi spiace ! >

Margaret Scully pianse.

< Ti prego…..devi dirle la verità…non morirei in pace se…..>

Bill le accarezzò i capelli.

< Mamma….>, mormorò.

Il medico fece capolino alla soglia.
La mamma di Dana cadde lentamente, nell’oblio.

< Devo chiamare l’ospedale ? >

Bill scosse la testa.

< La lasci morire a casa….>, rispose.

Smoking Man gli posò la mano sulla spalla.

< Mi dispiace, Bill….>, mormorò.

Bill Scully prese la fotografia di Dana, che aveva nel portafogli.
La accartocciò, gettandola a terra.
Smoking Man rimase solo, nel silenzio della stanza.
Si chinò, raccogliendo quella foto….

***

Sede della Yuriko Corporation,
Newport News, Stato della Virginia,
Ore 11.01 Pm, Mercoledì 17 Settembre
 
Scully posteggiò nello spiazzo accanto alla sede della multinazionale.
Tutto era visibile e cristallino, a cominciare dal palazzo, un immenso parallelepipedo di cristallo, dai finestroni ariosi.
Solo un grande sbarramento di sicurezza, posto ad ogni entrata, lasciava intuire che quella fosse un laboratorio per le tecnologie biologiche avanzate.
Arrivò all’entrata numero 22 e mostrò il tesserino, cercando di nascondere l’inquietudine.

< Nome e codice d’identificazione ! >, disse la guardia all’ingresso.

< Dana Katherine Scully…codice 66TY011A….Devo accedere al livello di sicurezza cinque ! >

La guardia le porse una cartelletta, pregandola di firmare.

< Attenda, per favore..>

Dana si appuntò il passi sul bavero del cappotto, mentre la guardia parlottava all’interfono.
Con Mulder aveva affrontato situazioni simili per chissà quante volte…..
Ma lui era sempre stato al suo fianco…..la sua follia, la sua folle ostinazione l’avevano spinta, aiutata…..Solo in un occasione, anni prima, aveva affrontato una sede identica a quella da sola…
Ed aveva scoperto….Quell’embrione…..ma era realmente un alieno ?

< Dottoressa Scully….non ho alcun ordine del giorno che m’indichi di una visita al livello 5… Non posso lasciarla passare ! Se vuole passare domattina, il professor Asaky, le fornirà l’autorizzazione necessaria ! >

Scully abbozzò un sorriso, per mascherare la tensione.
Doveva rischiare…

< Sono stata convocata dalla sede di Osaka….Nemmeno il professor Asaky conosce la mia ispezione ! Per motivi di sicurezza ho mantenuto una discrezione assoluta circa il coinvolgimento del governo Giapponese con la sede Americana….Ma se vuole perdere del tempo, e farmi ritardare il rapporto esplicativo alla sede principale…..>

La guardia esitò un poco.
Una figura minuta si mostrò, alla soglia.
Guardò Scully e gli occhi s’illuminarono.

< Ha dei problemi, dottoressa Scully ? >

Dana si girò di scatto.
Nel vedere quell’uomo provò uno strano, indefinibile senso di costrizione allo stomaco.
Asaky camminò lentamente, sino a sorridere appena alla guardia, che annuì.

< Nessun…problema….professore…..Solo non…credevo di essere attesa ! >Asaky allargò le braccia, facendole strada.