CAPITOLO TRE

Sede Americana della Yuriko Corporation,
Newport News, Stato della Virginia,
Ore 07.00 Am, Lunedì 15 Settembre
 
L’ufficio era immerso in un insolito sole candido.
Le enormi finestre ad oblò, rendevano arioso il luogo, davvero maestoso.
La scrivania di mogano scuro, ricca di oggetti essenziali e pratici, spiccava fra piante e quadri raffiguranti il Giappone Imperiale.
Toshyro Hasaky compilava con accuratezza ogni cedola che il complicato sistema fiscale Americano, imponeva.
Del resto le tasse, erano pagate dal sistema fiscale Giapponese, e quella era solo una proforma, che avrebbe potuto benissimo delegare ad altri.
Ma come dirigente di primo piano, voleva avere l’ultima parola su tutto, anche su argomenti che con il suo lavoro c’entravano poco o nulla.
Terminato quel lavoro, digitò sull’interfono.

< Signorina Ken….vorrei chiamasse il capoufficio dell’area tecnica ! Desidero effettuare il giro di ricognizione, stamane ! >

La donna sapeva che sarebbe stato inutile chiedere clemenza alle sette del mattino di Lunedì, ad un uomo come quello.
Sembrava che niente, nella vita, contasse più che il suo lavoro.
Si calzò finalmente il camice bianco, che aveva il potere di farlo sentire a suo completo agio.
Il lavoro di Ishimaru era stato immenso….lui aveva solo l’onore di proseguirlo.
Scese ed arrivò all’ascensore.
Il capoufficio dell’area tecnica, Kiro Matsuda, lo salutò, con un formale inchino.
Lui ricambiò, con quell’usanza antica quando il mondo, ormai.

< Ho saputo del compleanno di suo figlio, Matsuda san…Ed ho il piacere di costatare che lei è rimasto ugualmente al lavoro ! >

Si conoscevano da anni, ma non si erano mai rivolti confidenzialmente, neppure durante le feste di inaugurazione che avevano presenziato.
Camminarono sino ad un lungo corridoio, terminante con una porta di color rosso rubino.
Asaky estrasse il tesserino, e lo vidimò.
La porta si aprì.
La stanza era illuminata da una luce verde.
La porta scorrevole, di vetro, si aprì, immettendoli in una saletta nella quale stavano appese delle tute azzurre.
< Mio figlio…sembra stia meglio…ma mia moglie è così preoccupata ! Se sapesse…>
Asaky gli rivolse uno sguardo, cupo e terribile.
I due si vestirono con celerità.
Calzarono con gesti rituali la prima parte della tuta, quella più aderente al corpo, che sembrava una tuta da pattinatore su ghiaccio.

< Asaky san….sono inquieto, ogni volta che è necessario varcare questa soglia ! So che le tute ci proteggono, ma…>

Lo guardò di nuovo, con durezza.

< Il nostro paese sa bene quanto duro sia il nostro lavoro ! Quante e quali terribili decisioni abbiamo dovuto affrontare ! I giornali bollarono il professor Ishimaru, come un criminale di guerra ! Nessuno comprende l’importanza dei nostri studi ! Con la commissione 731…>

Kiro non disse nulla. Quei ricordi della seconda guerra mondiale e degli esperimenti compiuti sui prigionieri di guerra in Manciuria, erano lontani da lui, ed avevano il potere di inquietarlo.
Aveva visto, da ragazzino, quelle foto…..erano orribili.

<….abbiamo cambiato il mondo ! Se oggi è possibile curarsi con un’aspirina, o non morire di appendicite, il merito è nostro ! >

Completamente bardati, i due giapponesi, si diressero verso la porta rossa.
Il laboratorio era straordinariamente vasto.
Recipienti di stoccaggio di impressionante complessità…
Provette e beute, macchinari per la scissione degli elementi.
Quattro scienziati stavano lavorando davanti a di complessi microscopi elettronici.
Appena li videro, fecero subito un inchino.

< Professor Asaky….abbiamo isolato le cellule che ci necessitano ! Crediamo sia questione di giorni, ormai…>

Asaky sorrise, sensibilmente soddisfatto.
Non disse nulla, limitandosi ad osservare i grafici del computer e le forme elicoidali del DNA.

< Complimenti, signori ! >

I complimenti del professor Asaky erano rari, e per questo molto sentiti, da tutti..
La notizia dell’isolamento delle cellule utili al progetto, era nota da tempo.
Ma si era deciso di comunicarlo ad Asaky, solo quando era davvero certa.
Illuderlo sarebbe stato poco professionale.
Improvvisamente, un nuovo personaggio, bardato come tutti, irruppe nel laboratorio.
Il suo distintivo, mostrava che si trattava di un funzionario della sicurezza.

< Asaky san…ho notizie di assoluta gravità da riferirle ! >

Lui non si scompose, limitandosi ad annuire e a rispondere:

< Mi segua nel mio ufficio ! Mi sembra del tutto fuori luogo, proseguire qui la discussione ! >

***

Ufficio personale di Toshyro Asaky,
mezz’ora dopo
 
Il tè caldo e fumante, fu servito con cura estrema.
Asaky aveva vissuto momenti tremendi, nella sua vita.
Tanti e tali, che se avesse avuto la bramosia di raccontarli o di metterli per iscritto, nessuno non vi avrebbe mai creduto.
Quindi, nonostante l’aria trafelata e preoccupata del proprio interlocutore, non aveva voluto privarsi del rituale d’ogni mattina.
Si respirava un’aria da Giappone Imperiale, in quel moderno ufficio della Virginia.

< Parli…>

Il funzionario della sicurezza, in evidente disagio di fronte a quel vecchio mite, ma capace di incutere timore e rispetto, pesò le parole.

< La nostra sede principale, ad Osaka, ha subito un sabotaggio ! Sono stati distrutti tutti i contenitori e cancellati anni di lavoro ! >

Asaky sorseggiò il tè, assaporandone l’aroma denso e penetrante.
Era una mistura particolare che veniva dalle piantagioni del Fuji Yama.
Il suo prezzo era tale, che il sorbirla era un piacere riservato a pochi.

< Com’è possibile evadere il sistema di sorveglianza ? E’ al massimo livello di sicurezza ! >

< Crediamo di aver...individuato il colpevole…ma questo ha peggiorato le cose, invece che aiutarci ! >

Mostrò la foto tratta dal filmato, ripreso dalla Tv a circuito chiuso del laboratorio.
Si vedeva chiaramente Huoji impegnato a sabotare il laboratorio.
Asaky fissò un gran dipinto, raffigurante una scena di combattimento fra samurai, con decorazioni in oro zecchino.

< La fedeltà del professor Huoji è sempre stata assoluta ! Avete identificato i cadaveri ? >

Il funzionario scosse appena la testa.

< I medici sono al lavoro sui resti…sembra siano stati sciolti con un acido molto potente ! >

Lui non mutò espressione.
Sapeva che era accaduto.

< In luce ai nuovi avvenimenti…i sovvenzionatori dell’operazione, sono propensi a sospendere i fondi ! Almeno sino a quando non sarà fatta luce su…>

Asaky sgranò gli occhi, massima espressione di tensione, in lui.

< No ! Le cellule germinali del soggetto X, inizieranno la meiosi….. E’ impossibile sospendere il trattamento, adesso ! Risolveremo ogni cosa ! >

Il funzionario alla sicurezza annuì, in realtà capendo ben poco di quanto aveva sentito.
Asaky prese il telefono.