PROLOGO 

 

Mari’s Church, Annapolis,
Stato del Maryland, Ore 10.58 Pm,
Venerdì 25 Marzo
Il vento umido dell’Atlantico, aveva spirato per tutto il pomeriggio.
Grosse nubi cariche di pioggia si erano accavallate nel cielo, senza dare atto alla loro minaccia.
Padre Stokes tossì, scosso dalla lieve influenza che lo stava debilitando da giorni.
Raccolse tutti i libretti di preghiera e li sistemò con cura, per la messa del mattino seguente.
La chiesa era fredda e buia, e lo spirare del vento faceva tremare i vetri a mosaico delle volte.
Aveva sessantuno anni, padre Stokes.
Ma celebrava i gesti rituali di sempre, con il medesimo entusiasmo di quando aveva intrapreso il sacerdozio, tanti anni prima.
S’inginocchiò davanti al crocefisso di legno massiccio, con il Cristo d’avorio lavorato, poggiando il ginocchio sul gelido marmo.
Presto sarebbe venuta la Pasqua.
Avrebbe così rivisto i fedeli più occasionali, stretto le mani di bimbi, accarezzare le loro teste rotonde e vedere i loro sorrisi gioiosi.
Volontari e volontarie, avrebbero distribuito l’ulivo fuori dell’ingresso della chiesa, si sarebbe mangiato del tenero agnello, con la calma relativa dei giorni di festa…
Udì un debole rumore, dietro la fila delle panche, sul fondo della chiesa.
Esso svanì, echeggiando appena.
Scosse la testa….paranoie di un vecchio prete, pensò.
Terminò la preghiera in latino, e si sollevò, barcollando un poco.
Le ultime cose da sistemare, prima di coricarsi….la Bibbia aperta per il sermone dell’indomani…

< …padre…>

Si voltò, di scatto.
La voce era sottile, come quella di un bambino…
Cercò, attraverso la fitta oscurità della chiesa, per individuare la voce, ma invano.

< Non ha sentito la voce di un agnellino, padre ? >

Una seconda voce, questa volta profonda, decisa…

<…si ma…dove siete….Non…non vi vedo…>

Udì il rumore dei passi.
Non provenivano dalla navata centrale, ma alla sinistra del prete Cattolico.

< Ha domandato mai perdono, padre, per i suoi peccati ? >

La voce, dura e decisa, riecheggiò sinistra.
Padre Stokes si spostò da un lato, intimorito.

<…perché siete venuti in chiesa a quest’ora ? >

Due ombre, davanti a lui.
La penombra delle navate e dell’oscurità le nascondeva parzialmente.
Una, minuta, che aveva parlato con la voce debole ed esitante per prima, l’altra massiccia e decisa.

< La casa di Dio non conosce orari, padre ! O debbo rammentarle anche le cose più elementari ? >

Padre Stokes provò paura. Quella voce…aveva qualcosa di…

< Non ho denaro…con me….non fatemi del…male….>

Udì una debole risata, mentre la figura minuta avanzò, sino a mostrarsi.
Avvolta in un saio pesante, simile a quello dei Francescani, con la testa china al petto magro, in una sorta d’adorazione mistica.

< Anche nel momento della sua redenzione, padre, pensa a se stesso? Agiamo in nome di Dio Onnipotente, e non è denaro, ciò che cerchiamo! Preghi con noi, padre Stokes…>

Alzò la mano destra, con le tre dita aperte, mentre la figura minuta si tolse dapprima il cappuccio del saio, poi si slacciò la grezza corda che fungeva da cintura, lasciandola cadere ai piedi nudi.
Infine, anche il saio cadde, mostrando la figura totalmente nuda. Era una ragazzina..

<…cosa fai…? >, mormorò, paralizzato dallo stupore.

Ma una parte di lui, comprese.

< Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto il frutto del seno Tuo Gesù..>

La figura massiccia, pronunziò le parole con durezza, quasi adoperasse un’arma pronta ad uccidere.
La ragazzina allargò le braccia e due luccicanti lacrime di sangue le scesero dagli occhi azzurri, sino a macchiarle i seni appena visibili.

< …Mio Dio…>, mormorò padre Stokes.

Una lieve, appena visibile luce azzurra, si diffuse attorno alla ragazza, come un’aura.

< Ave Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra MORTE…>

Urlò la parola morte con enfasi folle, ed il bagliore crebbe enormemente.
Una luce potente, avvolse padre Stokes, come un campo di elettricità statica.
Cadde a terra, dopo un urlo tremendo, ma breve.
La ragazza fissava l’altare, con lo sguardo spiritato, gli occhi sgranati, il visino magro eppure amabile, perduta in un’estasi assoluta.
Poi si pulì le lacrime di sangue, senza dire nulla.
L’uomo accanto a lei le sfiorò le gote, e in lei si disegnò un sorriso.
La Pasqua non sarebbe mai giunta, per padre Stokes.
Si calzò il saio, muta e tremante.
S’inginocchiò, davanti a quella croce immensa e dominante, che scavava nella sua anima, penitente e fedele.
Il vento cessò del tutto.

***

CAPITOLO UNO

 

Appartamento di Dana Scully,
Annapolis, Stato del Maryland,
3170 W.road 53, Ore 11.08 PM
Lunedì 28 Marzo 2002

< Chiudi ! >

Scully entrò, gettando la giacca leggera sul divano e dirigendosi decisa verso l’armadio a muro.
Mulder fischiettava debolmente, senza replicare.
Chiuse la porta di casa Scully e si tolse la giacca, quasi con timore.
Si fermò sulla soglia, le mani sui fianchi, sbuffando.

< Insomma….non credo sia il caso di prendersela tanto…>

Dana ripose la borsetta chiara e si tolse le scarpe dai tacchi alti e sottili.
Si levò la camicetta, infilandosi la vestaglia dai tortuosi disegni orientali.

< Non me la prendo ! Versa da bere…! >

Un debole sorriso si disegnò sul viso di Mulder.
Preparò, accanto al tavolino da bar, del brandy, poi terminata l’operazione, si sedette su di una delle poltrone di pelle del salotto.

< …se permetti…da quando siamo tornati, hai detto solo le seguenti parole: guida, chiudi la macchina, apri il portone, chiudi, versami da bere.. So che quando fai così…>

Lei si chiuse decisa il laccio della vestaglia, scuotendo il capo.

< Visto ? Fai sempre così….quando scuoti la testa è segno che…>

Scully si sedette, strappandogli il bicchiere panciuto dalle mani, e disse acida:

< Smettila ! Non intendo…affatto farmi psicanalizzare da te…!! Non ne vedo la ragione ! Ed ora se non ti spiace….bevi il tuo brandy e lasciami sola…è tardi ! >

Mulder posò il bicchiere al centro del tavolino, indeciso.

< Dana….non so che ti sia preso….ma credo che tu stia esagerando! Può capitare che una serata vada storta, ma…>

Scully fissava il caminetto, con gli occhi vitrei, sorseggiando lenta il brandy.

< Lasciami sola ! O se ti va di rimanere, fammi almeno bere in pace…>

Mulder allargò le braccia, cercando d’incrociare il suo sguardo.

< Ok ! Ammetto….che…parlare di lavoro, questa sera non sia stato il massimo…>

Scully posò il bicchiere con forza sul tavolino di vetro scuro, interrompendolo.

< Avevo…organizzato una cena a lume di candela…..per noi due…e tu… tu ti sei fermato a parlare con quel….quel tipo, nel tavolo accanto al nostro…! E solo perché aveva….un fascicolo su un convegno ufologico di…di vattellapesca ! >

Fox cercò di assumere la solita aria furba e furtiva, ma senza risultato.

< …quel tipo….come lo chiami tu….era Whitley Streiber…presidente del NICAP, costa Est ! E’ mio amico, ed è sempre stato interessato al mio lavoro ! Non è il caso che tu te la prenda….dopotutto abbiamo parlottato di cose interessanti per cinque minuti e…>

Scully si alzò di scatto, togliendo a Mulder il bicchiere con le due dita di brandy, gettandolo furente nel caminetto.
Bevve d’un fiato il suo e lo squadrò, bieca.

< Hai invitato quel…rompiscatole al nostro tavolo, Mulder! Mi sono dovuta sorbire storie di UFO, rapimenti alieni, reperti introdotti… in luoghi innominabili, per due ore ! Due ore capisci ? Due…>

Fece segno con le dita, sino a sfiorargli il viso.

< …mica me n’ero accorto ! E poi…credevo….credevo interessasse anche a te, come argomento…..>

Scully fece un sorriso sibillino, scandendo:

< Vai a fare in culo, Mulder ! >

Lui cercò una disperata, ultima salvezza.

< Se non altro….ha pagato lui il conto, no ? >

Lei lo afferrò per un braccio, spingendolo verso l’uscita.

< Fuori ! >

< Io…>

< Ho detto fuori ! O giuro su Dio che t’infilo la calibro nove, in uno di quei posti tanto cari a te e al tuo…amico ufologo ! >

Mulder uscì, sobbalzando, non appena la porta si chiuse sbattendo alle sue spalle.
Il fatto di doversene tornare a casa a quell’ora, in maniche di camicia, non lo stuzzicava per nulla.
Bussò, con due dita.
Nessuna risposta.

< Haem….senti….mi presteresti un paio di dollari? Non conosco il servizio di tassì di Annapolis, ma dubito che facciano credito…il mio portafogli è nella giacca ! >

Lei aprì appena uno spiraglio, con la catenella dorata al chiavistello, inserita.

< …fai una bella cosa, Mulder….dagli in pegno un reperto alieno recuperato direttamente dal retto di qualche vostro…rapito ! >

La porta si chiuse, sbattendo di nuovo.
Mulder si lasciò cadere sulla parete, senza forze.
Attese diversi minuti, seduto, le mani abbandonate fra le gambe, il freddo umido di quella sera fresca che lo aggrediva.
In cuor suo, sapeva che Scully aveva ragione.
Ma che poteva farci ? Era il suo io….
Si era sforzato di cambiare, ed in parte c’era riuscito….
Si trattava solo di un errore…
Sì alzò…guardando l’ora….mezzanotte…
Era quasi un’ora che era lì, nel corridoio del palazzo…

< Non mi sembra il caso di farmela pagare così…>, disse arrabbiato.

Passeggiò un poco, per poi bussare con decisione.

< Ridammi almeno la mia giacca….fa freddo qui fuori ! >, gridò.

Dana accese lo stereo, inserendo un CD di musica classica…tema la gazza ladra di Rossigni, fischiettando nervosa.

< ….molto meglio un bel libro di…psicologia comparata….>, si disse.

Si abbandonò sul divano, sospirando.
Solo allora notò un foglietto che era appena stato passato sotto l’uscio.
Si chinò, leggendolo.

" brr…"

Guardò, con aria assente, la giacca di Mulder, buttata con il solito disordine, sulla poltrona.
Rise, mordendosi soddisfatta e vendicativa, il labbro inferiore.
Abbassò lo stereo, per poi appoggiarsi all’uscio.

< Buona notte, Mulder ! >

Fox evitò qualsiasi risposta.
Pregò solo che nessuno lo scoprisse, ed avvertisse la polizia.
Poi il suo genere di preghiere mutò, diretto al clima di quella parte d’America, e alla fine disse e pensò cose, che è meglio non riferire.
Trascorsero due ore.
Alla fine, da dietro la scala, che faceva angolo dal fondo del corridoio, apparvero Langly, Byers e Frohike.
I loro sorrisi, ferirono Mulder più del gelo che gli mordeva le carni.

< Eccoti qui….povero agente FBI, sperduto nella gelida notte del Maryland ! >

Fox scosse la testa, intimando:

< Silenzio ! O giuro che la nostra amicizia è conclusa ! >

Langly rise, annuendo.

< Sai….è la prima volta che qualcuno ci chiama per salvare lo spettrale Mulder… per un principio d’assideramento indotto dalla rossa…Scully…>

Byers rise, mentre Frohike, appoggiando la sua mano alla spalla dell’amico, aggiunse:

< Povero piccolo passerotto…>

Mulder fece un tiratissimo sorriso.

< Sapete una cosa ? Comincio a credere di aver sbagliato due cose decisive, nella vita : la prima, l’aver disdetto l’abbonamento a Playboy… La seconda è la scelta degli amici…>

Langly rifilando l’ultima stilettata di quella sera al povero Fox, disse:

< Quella Scully….lei sì che ci sa fare, con gli uomini! Non puoi dire di dominare un rapporto di coppia, se almeno una volta non sbatti fuori di casa il partner….è rigorosamente provato!>

Fox gli gettò uno sguardo truce e la discussione, per quella sera, terminò.

***

CAPITOLO DUE 

 

J.Edgar Hoover Building, Sede dell’FBI
Washington, Martedì 29 Marzo,
Ore 10.55 Am
 
Il vice-direttore Jean Grey tamburellò sulla scrivania un tempo appartenuta a Walter Skinner, con le lunghe unghie laccate di rosso.
Dana Scully stava seduta sulla poltrona di destra, rispetto al vice-direttore, gettando occhiate all’entrata.
Si schiarì la voce.

< …Mi dispiace…Normalmente Mulder…l’agente Mulder non tarda tanto.. E in ogni caso, non per un’occasione così importante, come la riassegnazione ad un caso…Non capisco…>

La Grey sbuffò.

< Posso capire la pazienza cui doveva abituarsi il mio collega, per sopperire alle stranezze dell’agente Mulder…>

E, come fosse stato evocato da una seduta spiritica, apparve finalmente.
Fox si sedette, ignorando volutamente Dana, che contenne un sorriso imbarazzato, vedendolo abbastanza sbattuto e provato.

< Mi scusi…credo…credo…di non stare benissimo, questa mattina….>, disse con un filo di voce.

La Grey, che aveva modificato la propria pettinatura, optando per un taglio più corto, appena sotto la nuca, ad eccezione di una lieve magrezza, non mostrava segni visibili della sua malattia.

< Ha forse la febbre, agente Mulder ? Possiamo rinviare se non…>

Lui tossì appena, mormorando:

< Nulla…solo un poco di raucedine…>

Scully si sfiorò i capelli, dietro l’orecchio, sentendosi a disagio.
Risvegliandosi, quella mattina, si era sentita in colpa, per aver costretto Mulder a dormire fuori, nel corridoio.

< Ci…elenchi il caso, signore….>, disse, cercando di gettare uno sguardo dolce negli occhi blu di Fox.

Mulder si sfiorò le tempie.
Aveva un poco di febbre, ma in realtà la vera febbre che lo divorava era il ritornare agli X-Files.
Jean mise davanti a se un voluminosa cartelletta grigia, e Scully anticipò Fox, prendendola.
Il vice-direttore si calzò gli occhiali dalla montatura metallica, che le conferirono un delicato aspetto intellettuale.
Ora, leggermente smagrita, era di una bellezza assoluta, accattivante, arricchita dalle sue origini meticce.
Sfogliò gli appunti, fermandosi dove desiderava.

< Dunque….avete appuntamento per oggi pomeriggio alle 02.00… Basilica di Santa Clara, Annapolis, stato del Maryland….Sarete ricevuti dall’arcivescovo locale…>

Dana non mutò espressione.
Lesse attentamente il file, mentre Mulder parve esternare un debole fastidio.

< Signore….il file è piuttosto vago…Accenna solo a dei delitti, ma non viene specificato nulla: né la natura delle morti, né quante persone siano…>

Jean Grey annuì, infastidita.

< Si tratta di sacerdoti, uccisi in circostanze che la chiesa non ha voluto render note all’FBI. Purtroppo abbiamo fra le mani un casso spigoloso, vista la difficile connessione fra gli affari di stato e quelli del clero locale! Laidamente, si tratta di delitti come tutti gli altri, ma essendo coinvolti uomini di culto di fede Cattolica, la cosa ha evidenti ripercussioni morali e religiose! La chiesa ha chiesto, tramite il Vaticano, di indagare con assoluto riserbo e professionalità, specificando che sarà opera della sede vescovile, trattare la questione con riserbo diplomatico…>

< Insomma….dovremmo chiedere loro il permesso, per arrestare l’assassino ? >

La battuta di Mulder fece calare un istante di gelo, pesante ed assoluto.

< Agente Mulder…se intende rifiutare il caso, è libero di farlo! Hanno chiesto il miglior analista di profili criminali ed il miglior medico patologo dell’FBI….Io mi sono premurata di fare il vostro nome, vincendo anche delle riserve interne che comprenderete bene… Non ho né il tempo, né la voglia di sentire le sue battute di dozzina !! >

Mulder vinse la debolezza della febbre, sotto lo sguardo preoccupato e compassionevole di Scully.

< Voglio solo capire in che modo ci sarà permesso di fare il nostro lavoro ! Il suo è solo un elegante giro di parole per dire che vi sarà una sorta di… controllo, di censura…Ma noi non siamo impiegati delle tasse ! O si ha fiducia in noi, oppure…>

Jean Grey si alzò di scatto, appoggiando i palmi aperti sulla scrivania, sporgendosi decisa e dura, verso Mulder.

< La fiducia si conquista, agente Mulder ! Lei sembra lavorare sempre nella direzione opposta alle procedure governative ! Se non intende giocarsi il briciolo di fiducia che ho messo nelle vostre mani, le consiglio di…>

Dana si schiarì, decisa, la voce, interrompendoli.

< Signore…posso parlare per cinque minuti con l’agente Mulder ? La discussione è degenerata e ce né scusiamo…>

Jean si risedette, compilando nervosamente alcuni appunti.

< E sia ! >, gettò lì…

Mulder uscì, senza dire una sola parola.
Superò la macchinetta del caffè, accanto alla quale si fermò Scully.

<…Fox…Ok…mi dispiace per ieri sera….Ho sbagliato…ti ho fatto del male ed ho sbagliato…ma era la nostra prima discussione, e…mi sono fatta prendere la mano….Ma ora non mi sembra il caso di buttare al vento il nostro lavoro, no ? >

Fox si voltò, fissandosi le scarpe.

< Non scusarti per me ! >

Lei si avvicinò, sfiorandogli la mano.

< ….sai…che ti amo….>

Disse la frase con timidezza, quasi provando paura.
Mulder la fissò negli occhi….quegli occhi profondi e verdi, dolci e decisi.

< …Non mi piace il modo nel quale abbiamo ottenuto quest’incarico, Dana! Si capisce al volo che Jean Grey ha dovuto strapparlo con la forza ad altri… E’ così…irritante vedere che….agenti da quattro soldi ci sopravanzano, in stima da….Ah ! >

Lei annuì.
Infilò un paio di monetine nella macchinetta, attendendo il caffè.
Mulder la guardava e lentamente prese ad accarezzarle i capelli.

<…non solo per una mia soddisfazione personale….ma anche per te… Mi sono sempre premurato…perché tu ne uscissi bene, che il tuo lavoro non avesse a patirne ed invece…Ti considerano un cane sciolto, come il sottoscritto..>

Dana sorseggiava lentamente il caffè amaro, senza dir nulla.

< Ascoltami…>

Lei si voltò.

< …se dovesse accadere…Se fossi costretta a scegliere fra la tua carriera e la mia ricerca….Lasciami perdere…Nulla vale il tuo prestigio, la tua vita…>

Scully posò il bicchiere, mezzo pieno, che cadde nel cestino.
Lo abbracciò, così piccola, fra le spalle grandi di lui, sentendosi bambina.

< La mia vita sei tu ! Tu e basta, capito ? Lotterò…combatterò…morirò per te…>

Fox le baciò la fronte.

< Non dire più nulla….le parole non servono…>

In fondo, fra loro, non erano mai servite.
Scully lo sentì rabbrividire appena.

< Hai preso tanto freddo, ieri, bambino mio ? >

La strinse a se.
Aveva un drammatico bisogno di Dana, della sua sicurezza, del suo calore…
Non avrebbe potuto farne a meno, mai più…
Si frugò nelle tasche, con la solita, furba, espressione di disagio.
Alla fine si trovò con una piccola scatoletta rosso granata e la porse a Scully.
Lei arrossì, domandando:

<…cos…cos’è ? >

Mulder fece un delicato sorriso.

< Il motivo del mio ritardo di stamane! Spero ti…piaccia…>

Dana faticò ad afferrare la scatoletta e l’aprì con le dita tremanti.
Vide un piccolo anello d’oro, con incastonata una pietra preziosa, un rubino rosso.

<…ecco….vedi…? Alcune volte sei….sei così dolce che….che…dimmi come faccio a volerti male anche quando lo meriteresti ? >, mormorò, scossa dall’emozione.

Mulder le cinse la mano, infilandole l’anello.

< Se…avessi problemi…puoi farlo stringere…>

Dana lo baciò, passionale ed infantile come sempre.

< Guarda che ci vedono…>, disse lui, parlando a poca distanza da quelle labbra appena carnose.

< E chi se né importa…>, rispose Dana, mentre i suoi occhioni verdi contennero a fatica la commozione.

Jean Grey fece capolino dall’ufficio, vedendoli.
Aveva intenzione di bersi un caffè e li sorprese.
Non disse né fece nulla.
Rientrò silenziosa nel proprio mondo, con la solitudine che la circondava.
Si sedette, completando l’ordine di trasferimento ed infilando i moduli di rimborso spese per i due agenti.
Sapeva che avrebbero fatto un ottimo lavoro.
Incrociò la fotografia di Walter Skinner, sistemata in un angolo della scrivania.

< Alcune volte…penso che sarebbe molto più giusto….se lei fosse ancora qui…. e non solo per la sua capacità….quanto per proteggerli….proteggerli dal futuro che hanno davanti…>

La porta dell’ufficio si aprì.
Mulder e Scully entrarono, mano nella mano.
Dana esternò un debole imbarazzo.

< Accettiamo il caso ! >

La Grey annuì, senza alzare gli occhi dalle pratiche.
Mulder si voltò, mentre Dana, recidendo a fatica la loro unione, prese il file sul caso.
Evitò di guardare il vice-direttore, in una sorta di imbarazzo femminile che emerse istintivo.

< Vorrei…vorrei dirle che la trovo bene, signore ! Che mi dispiace per quel che ha passato…>, mormorò Mulder.

Jean annuì, senza mostrare alcun’espressione.

<….le giuro che non dimenticherò….ciò che ha rischiato per….per sposare la nostra causa!>, aggiunse.

La Grey sollevò allora lo sguardo, guardandoli.
Soli…contro tutti.

< Walter Skinner avrebbe fatto lo stesso ! >

Nessuno parlò più.

***

CAPITOLO TRE

 

Strada statale 86, Washington-Annapolis,
Ore 11.58 Am, Martedì 29 Marzo
La Toyota grigio cenere di Fox Mulder si mantenne al di sotto dei limiti di velocità,
mentre Scully stava seduta comodamente, dividendo l’attenzione fra lo scarno file del caso a loro assegnato, e l’anello donatole dal suo uomo.
Dana preferiva aggiornarsi al caso direttamente durante i tragitti di trasferimento, sia in auto sia in aereo, quando né aveva l’occasione.
Le sembrava di guadagnare tempo, così, durante la parte più metodica del loro lavoro: viaggiare.
Paradossalmente, prima di diventare agente federale, Scully aveva scandito tutta la sua vita, viaggiando.
Trasferimenti continui, in molte basi militari…città cambiate, amicizie frammentarie, luoghi nuovi e non appena assimilati, subito da cancellare in favore di altri.
Una volta sua madre, durante un Natale trascorso alla base di Bethesda, ebbe a dire:

< Credo che non vi sistemerete mai, voi…>, rivolta ai figli.

< Perché mamma ? Siamo un così cattivo partito ? >, domandò Dana, divertita.

< Tu certamente ! >, rispose, dandole un buffetto sulla guancia.

< …siete spiriti liberi….viaggerete come i gabbiani, da una costa all’altra…>

Scully aveva sorriso, guardando papà.

< Come le balene, nel mare….>

Ricordi…
Fu naturale che, dirigendosi verso Annapolis, Dana provasse un dolce dolore causato dai ricordi.
Con i suoi trentamila abitanti, Annapolis era la piccola e funzionale capitale dello stato del Maryland.
Sede di una delle più importanti accademie navali della marina militare americana, sembrava una città su misura per il carattere di Scully.
Lì, dopo l’ennesimo cambio di distaccamento del padre, aveva finalmente ancorato dei legami solidi nella scuola, nella vita e nella religione.
Lo stato del Maryland, uno dei primi formatosi dall’indipendenza nel 1788, con i suoi 27394 chilometri quadrati ed i suoi quattro milioni d’abitanti, accoglieva con placida noncuranza, le sorti di coloro che lo popolavano.
Gli abitanti di Annapolis erano gente serena e metodica, razionale, abbastanza riservata.
Niente a che vedere con le nevrotiche attività di Washington o New York.
Dana vi abitava stabilmente da undici anni.
Nonostante però vi soggiornasse, aveva perduto i legami passati, quasi fosse di nuovo piombata lì dopo un trasferimento da una base navale all’altra.
Era andato tutto affievolendosi, sia per i suoi studi universitari, sia per i contatti con l’FBI.
Ormai per lei, Annapolis era divenuta una sorta di quartiere residenziale, nel quale dormire fra una missione e l’altra.
Mulder sbadigliò annoiato.
La strada era libera, ed il caso non scatenava in lui alcun entusiasmo.
L’aveva accettato solo per una sorta di riconoscimento morale, verso il vice-direttore.
Svoltarono, imboccando una grande via principale che tagliava in due la città, sino ad arrivare alla cattedrale.
Era una struttura imponente, edificata verso la fine del 1700 e l’architettura tardo barocca, ricca di splendidi ornamenti, spiccava come una gemma fra le strutture a due piani, tipicamente americane.
La cuspide ed il campanile, si elevavano fra la debole nebbiolina tipica della primavera sulla costa Atlantica.
Mulder fece una decisa inversione ad u, parcheggiando davanti alla facciata, nell’ampia piazza dominata dalla cattedrale.
Dana scese per prima, lasciando il cappotto aperto, nonostante l’aria umida.
Scully aveva reso omaggio alla propria fede, in quel luogo di culto, chissà per quante volte.
Credeva di non dover mai agire lì, come agente federale.
Diversi seminaristi e preti Cattolici, entravano ed uscivano dalle varie porte della cattedrale.

< Vediamo…di sapere perché siamo qui….>, commentò ironicamente, Mulder.

Si rigirò fra le mani il distintivo dell’FBI, incerto a chi mostrarlo.
Dana gli fece cenno, con le dita.

< Avanti…troveremo qualche segretario che ci guiderà ! >

Appena giunti alla chiesa, Mulder provò un improvviso disagio, e non solo per la sua condizione di Ebreo.
Si fermò, come timoroso, dapprima davanti ad un’acquasantiera, poi spostandosi dietro ad una colonna lavorata e ciclopica.
L’arcivescovo stava di fronte all’altare, parlottando con un giovane prete, suo segretario.
Il gelo profumato d’incenso della chiesa, aggredì Mulder, mostrandone sin troppo ampiamente il malessere.
Scosse appena la testa, indebolito dalle tossine, guardando Scully che parlottava con i due uomini di culto.
Dana si avvicinò all’altare, segnandosi e baciando la croce d’oro che portava al collo.

< Scusi…>

L’arcivescovo si voltò, guardandola con occhi fugaci, quasi piccoli animaletti in movimento.
I radi capelli grigi, erano nascosti sotto la calotta rosso porpora, ed il naso adunco ed affilato, sporgeva ancor più, attraverso i tratti magri del viso.

< La funzione di Pasqua si svolgerà nel pomeriggio, figliola! Se intende parlare con me, il mio segretario le fisserà volentieri un appuntamento.. ma temo che dovrà attendere circa un mese…>

Il suo sguardo andò poi verso Mulder, che abbozzò un debole sorriso, del tutto ignorato dall’alto prelato.
Scully prese il tesserino, cavandolo dalla tasca interna del cappotto.

< Sono l’agente federale Dana Scully, dell’FBI, eccellenza! Siamo stati incaricati dalla curia, per una serie….>

L’arcivescovo alzò l’indice, come se stesse svolgendo una funzione, e la bloccò.

< Voglia seguirmi….>

Dana ripose il tesserino e guardò Mulder, che parve infastidito dalla lentezza dell’operazione.
Si accodò alla collega, benedicendo che l’appartamento dell’arcivescovo, sarebbe stato meglio riscaldato di quella bellissima, ma gelida cattedrale.
Giunsero sulla soglia dell’appartamento, attraversando un lungo e spoglio corridoio.
A circa metà di esso, proprio innanzi a ad una finestra decorata con finiture in oro zecchino, l’arcivescovo si voltò, indicando Fox.

< Non ci siamo presentati, vero figliolo ? >

Mulder trattenne qualsiasi battuta, quasi che lo sguardo di Scully l’avesse bloccato.

< Mi chiamo Fox Mulder…sono il collega di Dana Scully! Sono curioso…di sapere…il motivo di tanta segretezza…>

Per un solo attimo gli occhi del prelato, si accesero in una sfida, per poi sopirsi.

< La discrezione è necessaria, agenti….Sarete messi al corrente di tutto, una volta nel mio studio ! >

Fox non nascose la solita ironia, simile ad una strafottenza palpabile, annuendo.
Scully invece, appariva intimorita.
La naturale reverenza che la sua condizione di Cattolica le imponeva nei confronti di un arcivescovo, minava la sua naturale freddezza.

< Comprendo..che le modalità con cui siete stati messi al corrente dei fatti, siano al quanto….singolari…Ma singolari sono anche i crimini sui quali siete stati chiamati ad indagare…>

Entrarono in uno studio lussuoso e curato.
Mobili di noce, sfarzosi, una scrivania ampia e massiccia, quadri grandi e d’epoca.
Un maestoso crocifisso con ornamenti d’oro, stava alle spalle dalla scrivania.
I due agenti si sedettero di fronte alla scrivania, Fox alla sinistra di Dana.

< Mi scuso per non essermi presentato….Sono l’arcivescovo Fergal Lawler.. Vi do il benvenuto ! Vogliate pazientare un istante…>

Premette il tasto dell’interfono, parlottando un poco.
Forse perché infastidito da quell’atmosfera pacata e lenta, Mulder provò un senso di fastidio sempre più profondo.
Evitò di incrociare il proprio sguardo con quello dell’alto prelato, poiché ogni volta che ciò accadeva, sembrava evidente che gli fosse gettata una sfida.
Notava anche l’espressione imbarazzata di Dana, quasi dovesse scusarsi di un non so che mai commesso, e la cosa non faceva che aumentare la sua irritazione.
Finalmente un giovane seminarista entrò nello studio, e porse all’arcivescovo un dossier contenuto in una cartelletta azzurrina.
Scostò la mozzetta di color blu scuro, aprendola appena sul davanti.

< Dunque…dal Dicembre dello scorso anno ad oggi, sono stati commessi sei delitti…L’ultimo è datato venerdì 25 Marzo. Si tratta di preti cattolici, uccisi quasi tutti, nelle chiese in cui svolgevano le loro funzioni ! >

Scully sgranò gli occhi, gettando un fulmineo sguardo a Mulder che prese la parola.

< Sei omicidi ? Avete per caso idea di come…>

< E’ tutto scritto nel rapporto ! Abbiamo cercato di mantenere il segreto assoluto, sugli eventi, per quanto c’è stato possibile ! E’ evidente che la matrice dei medesimi, è un odio efferato verso la chiesa Cattolica e i propri funzionari…>, disse l’arcivescovo Lawler.

< Questo lo dovremo stabilire noi…>, mormorò Mulder.

Scully osservò le diverse foto, che ritraevano le vittime.

< Tutti i delitti, sono stati commessi nell’area compresa fra Annapolis e Georgetown, quindi sotto la diretta responsabilità della sua diocesi…>, annotò alla fine, sempre con la voce bassa, in tono referente e tranquillo.

< Abbiamo cercato di diramare alcune…precauzioni, per i nostri sacerdoti, ma sembra non sia servito ad alcunché…>

< Sconosciute le cause della morte, il modus operandi e nessun’impronta digitale.. Particolare macabro: tutte le vittime avevano gli occhi bruciati e ferite…. simili a stimmate, sui palmi delle mani….>

Scully lesse lentamente, scossa e colpita.

< Debbo chiederle di farci acquisire ogni elemento ! Io e la mia collega, dobbiamo avere tutte le informazioni sul caso, per avere la più assoluta libertà d’azione ! >, disse Fox, deciso.

Scully fissava, attonita, le foto dei preti uccisi: distesi, in posizione fetale, nessun apparente segno di lotta o di violenza esterna.
Sembrava dormissero.

< Quello che chiede, sarà possibile solo se…vi impegnerete a non divulgare alcuna notizia senza prima passarla sotto il mio vaglio ! >

Lawler fissò intensamente Mulder, che scosse la testa.

< Non se ne parla ! Io e l’agente Scully dipendiamo dal dipartimento di Giustizia, non dalla chiesa Cattolica ! Faremo luce sui delitti a modo nostro..>

Scully parve destarsi, cercando di dire qualcosa, immediatamente interrotta dall’arcivescovo.

< Agente Mulder ! Ho la responsabilità di non aumentare ulteriormente la fobia che un simile caso può generare ! Le mie responsabilità, verso una diocesi di milioni di fedeli, sono di molto superiori alle vostre ! O accetta tale restrizione, o lascerà perdere questo caso ! >

Mulder si alzò di scatto, quasi ritrovando improvvisamente tutte le energie stemperate dalla febbre.

< Sono state uccise sei persone ! E lei…si preoccupa della pubblicità ? Si rende conto che se l’assassino è il medesimo, siamo di fronte ad un serial killer, che non si fermerà mai, se non lo si ferma ? >

Scully fissava Fox, come per intimargli il silenzio.

< Accetteremo le sue condizioni, eccellenza…>

Mulder sbuffò, uscendo senza salutare.
Dana si ritrovò così sola, sempre indebolita dall’interlocutore.

< Deve…capire…il mio collega, eccellenza ! E’ un agente di straordinaria capacità, ma…vede solo il bianco ed il nero, delle cose ! Non è capace di accettare qualsiasi tipo d’omissione della verità….>

Nuovamente lo sguardo di Scully incrociò quello dell’uomo di chiesa e la precisazione scaturì dalla sua bocca quasi involontaria:

< …nemmeno se tale omissione è a fin di bene e motivata ! Intende….intende consegnarci il dossier ? >

Lawler si alzò, scosso dal nervosismo.

< Ho molte udienze, per la giornata di oggi ! Vi consegnerò il dossier, giusto per….non generare discutibili sospetti nel suo collega ! Ma le dico fin d’ora che farò pervenire una nota di biasimo all’FBI, e chiederò che veniate rimossi da quest’indagine ! >

Mulder finse indifferenza, origliando alla pesante porta, giocherellando con i semi di girasole.
Alla fine Scully uscì, con il fascicolo fra le mani, squadrandolo bieca.

< Complimenti ! >, apostrofò.

Mulder si schiarì la voce, con la gola impastata dalle tossine.

< Che intendi ? >

< Oggi sei riuscito a litigare con il nostro vice-direttore, l’arcivescovo Lawler.. Punti direttamente al presidente degli Stati Uniti, per la tarda sera ? >

Mulder sgranocchiò un seme di girasole.

< Chi ti ha delegato a decidere per me ? Non sono un tuo sottoposto, Dana ! >

Lei scosse la testa, imboccando a passi decisi il corridoio, sino a quando Fox non la bloccò, afferrandola per un braccio.

< Nemmeno io sono un tuo sottoposto…che vuoi adesso ? >

< Chiarire i punti in sospeso, se non ti secca !! >

< Non qui ! Usciamo, prima ! Per me questo luogo ha un significato ! >

Mulder si voltò, guardando verso la porta massiccia.
Era…solo nervosismo, o c’era dell’altro ?
Da dove arrivava la solita, nitida sensazione ?
Sentì il cuore battere più lentamente solo quando furono all’esterno.
Scully si sistemò decisa davanti alla portiera, incalzandolo:

< Dimmi…avanti…>

< Siamo delle pedine, pedine nelle mani di quell’uomo…Non indagherò in questo modo….>

Scully si scostò il ciuffo di capelli, nervosa.

< Allora sarai soddisfatto, visto che monsignor Lawler intende sbatterci fuori dal caso ! Ti sarebbe costato poi molto, usare un poco di diplomazia ? >

Fox scosse la testa.

< Non te ne rendi nemmeno conto tu stessa, vero ? Sei convinta che quello sia… un sant’uomo….un’icona da venerare…>

Dana si appoggiò con il braccio sinistro alla vettura, fissandolo come potesse tagliarlo in due.

< Smettila ! Non subisco lezioni di etica da parte di un paranoico come te ! La mia fede è sacra, per quel che mi riguarda, e non intendo metterla in discussione ! Seguirò il caso con il massimo delle mie capacità…tu regolati come meglio credi, poiché non segui nessuno dei miei consigli ! >

< Saresti disposta ad arrestarlo ? Ne dubito, sai ? >, annotò Fox ironicamente.

Scully si trattenne dal dargli uno schiaffo e salì in auto, nervosa e scossa.

< Vuoi salire o no ? O ti lascio a piedi !! >

Fox eseguì, sbattendo la portiera e la Toyota partì, sgommando.
Tante cose, nella sua mente…da quella di lasciar perdere, ma anche la certezza di un X Files ! Era un X Files.
Prese il cellulare.

< A chi stai telefonando ? >, chiese Dana, senza degnarlo di uno sguardo.

< Alla polizia di Annapolis ! Visto che intendo visionare il luogo del delitto, immagino occorra il loro permesso, o sbaglio ? >

Dana affrontò la curva a velocità sostenuta, come sempre quand’era nervosa alla guida.

< Contatterò il medico forense…intendo fare l’autopsia sull’ultimo cadavere ! Qualcosa in contrario ? >

Il tono della domanda era feroce.

< No ? Perché dovrei ? >

< Non so….magari…pensi che cada in ginocchio davanti alla salma ! >

Fox prese fiato, appoggiandosi alla portiera, massaggiandosi le tempie arse dalla febbre e tacque per tutto il viaggio.

*** 

CAPITOLO QUATTRO

 

Mari’s Church, Annapolis, Stato del
Maryland, Ore 05.32 Pm, Martedì 29
 
Mulder passeggiò per diversi minuti, una buona mezz’ora alla fine, sotto la lieve pioggerellina umida della sera, attendendo lo sceriffo.
La chiesa si ergeva alle sue spalle, maestosa e gelida.
Si era fatto consegnare un block notes da un agente arrivato con lui nel tardo pomeriggio ed aveva iniziato a buttare giù qualche idea.

" Sei delitti in circa…quattro mesi…presumibilmente uno ogni venti giorni.. Le date non sono casuali, ma identificano il periodo più importante per la chiesa Cattolica: quello che va da Natale ( giorno della prima uccisione ) alla vigilia di Pasqua…E’ logico pensare che l’assassino colpirà proprio prima o nel giorno della Pasqua cattolica…."

Poi l’effetto dell’aspirina cessò del tutto, e la febbre lo aggredì, costringendolo ad attendere in auto, dove le idee svanirono del tutto.
Spesso gettava uno sguardo al cellulare…sperando che lei chiamasse.
Perché aveva litigato con Dana ?
sapeva che sarebbe stato difficile per lei, ma al tempo stesso si sarebbe comportata con la professionalità di sempre.
Le luci delle auto della polizia, lo distolsero da quei pensieri.
Dalla prima vettura, uscì un massiccio sceriffo sui trentacinque, con addosso il cappello dalle tese larghe.
Era avvolto da un imbottito giubbotto di pelle nera.

< Agente Mulder ? Sono David Hasselof, lo sceriffo…>

Mulder rispose stringendo la mano con scarso entusiasmo.

< Mi scusi per averla costretta ad aspettare…c’era un arresto da compiere… solo un paio di pusher dal lato opposto della città ! >

Fece giocherellare le chiavi fra le mani e lo esortò:

< Mi segua…>

Fox gettò nel sedile il file sul caso e si affiancò allo sceriffo, domandando:

< Ha qualche informazione sulla vittima ? >

< Padre Stokes ! Lo conoscevano un po’ tutti, da anni….In questa chiesa ha battezzato mia nipote…In nome di dio, ma chi può averlo ucciso così ? >

Passarono dal retro, dall’entrata riservata alla canonica, che lo sceriffo aprì con le chiavi.

< Speriamo di capirlo…>

La debole affermazione di Fox cadde via, come le gocce minute della pioggia serale.
Dalla canonica, giunsero immediatamente al transetto, circondato dai nastri gialli della polizia.
il segno del corpo era marcato con del gesso bianco.
Si trovava nell’abside, proprio di fronte all’altare.

< Lo ha trovato la perpetua la mattina successiva….Era un brav’uomo, ligio e  tranquillo… Non credo avesse nemici, di alcun genere…..>

Mulder indirizzò la luce della torcia in varie direzioni.

< Nessuna scritta, nessun messaggio ? >

< Affatto ! Solo il corpo….Ho saputo di altri delitti simili, in altre chiese….è pazzesco ! >

Mulder puntò la torcia a terra, e qualcosa ebbe a catturare la sua attenzione.
Si chinò, accovacciandosi e sfiorando il marmo gelido della chiesa con due dita.

< Guardi qui…>

Lo sceriffo si affiancò a lui.

< …impronte di piedi nudi…>

< N’è rimasta solo una debole orma….ma con del licopodio fluorescente, dovremmo saperne di più ! >, asserì Fox.

Si alzò, calzandosi i guanti di lattice bianco.

< Crede appartengano all’assassino ? >

< Probabile…trovo strano che qualcuno si faccia una passeggiata scalzo su questo marmo…>

La cosa appariva strana.
Si fosse trattato di un serial killer ossessionato dall’occulto e dalla chiesa, avrebbe dovuto lasciare messaggi precisi: croci, passi dei Vangeli o della Bibbia…
Qui, nulla !
Oltretutto, un assassino simile, avrebbe mirato a certe categorie, come i gay, le lesbiche, i peccatori in genere…
Si alzò, camminando accanto all’altare.
Sul leggio, la Bibbia era aperta sull’Apocalisse di San Giovanni.
Probabilmente padre Stokes aveva preparato il sermone per il giorno successivo.
Le pagine….apparivano incartapecorite, di color azzurrognolo e violaceo, ai bordi.
Solo ai bordi…niente al centro…
Curioso….
Socchiuse la Bibbia, con la punta delle dita, per vedere la copertina.
Era nuova, quella Bibbia…
Tante cose….ma confuse.

< Venga a vedere, agente Mulder…>

Si scosse dai propri pensieri.
Scese dalla predella, ritornando verso il braccio di transetto nel quale i tecnici della polizia, stavano lavorando per rilevare eventuali impronte.

< Sono nitide, adesso….piuttosto piccole, non trova ? >, domandò lo sceriffo, indicando le orme.

< Dalla distanza fra il tallone e l’alluce…sembrano orme di una persona dalla bassa statura…dita piccole…forse è una donna…>

< Manderemo le impronte all’archivio federale…nel caso esistano riscontri..>

Fox annuì, per nulla convinto, in verità.

< Dubito che serva ! Chi commette delitti del genere è spesso incensurato..>

Fox si appoggiò alla colonna, per non tradire la debolezza causata dalla febbre.

< Faccia requisire la Bibbia….ha qualcosa che mi colpisce, anche se non sono in grado di dire cosa ! L’agente Scully esaminerà eventuali…>

Lo sceriffo Hasselof si avvicinò a Fox, fissandolo con curiosità.

< Parla…ha detto agente Scully ? Si tratta forse di Dana Scully ? >

< Si…la conosce ? >, domandò Mulder, mentre una parte di lui si era già messa in allarme.

Lo sceriffo fece un gran sorriso, che allarmò definitivamente il sesto senso di Fox.

< Certo ! Dana ed io abbiamo studiato insieme all’università…Curioso… ritrovarsi dopo tutti questi anni…spero potrà presentarmela…>

Mulder sorrise, amaramente.
Degno coronamento di una giornata schifosa, pensò.

< Certo ! Sarà un piacere…>, disse con un fil di voce.

Uscirono, e Mulder si soffermò davanti all’entrata.
Sapeva che non sarebbe emerso nulla, da quei rilevamenti scientifici e non per una scarsa perizia dei poliziotti di Annapolis.
Semplicemente non esistevano tracce.
Prese il cellulare e la chiamò.

< Si ? Che vuoi ? >

Il tono era nervoso, identico a quando avevano parlato in auto.

<…ascolta….vado a casa…non mi reggo in piedi….scusa per oggi…la febbre ha il potere di rendermi scorbutico più del solito…L’autopsia ? >

Dana deglutì, mentre adesso, lentamente, la rabbia cedeva il passo alla preoccupazione per la sua salute.

< Nulla di fatto ! Ho dovuto trasmettere un permesso speciale alla diocesi ed una eventuale risposta mi sarà comunicata solo domattina…Trovato qualche cosa d’interessante?>

< Più dubbi che risposte…del resto era prevedibile…>

Scully captò la sua voce, profonda e minata dalla febbre.
Il cuore le batteva forte, di colpo.

< Vai a casa mia….è più vicina a dove ti trovi adesso…Devi avere una brutta influenza…mettiti a letto…>

Mulder si sfiorò le tempie.

< Solo se mi prometti che mi terrai compagnia…>

Scully sorrise, e in un istante, dimenticò la discussione nervosa del pomeriggio, l’irritazione causatale da Fox, divenendo dolce e premurosa.

<….vedremo….prendi del latte caldo…>

Mulder avvertì un brivido tagliarli in due la schiena.

< …serve a addolcirmi il carattere? Impresa disperata… Dana ? >

Lei si rigirò l’anello e rispose languida:

< Si ? >

< …ti amo…>

<…anch’io…>, disse, debole come una bambina.

Chiuse il cellulare, pregandolo di riguardarsi e si alzò dalla scomoda sedia dell’ufficio di medicina legale, divertita dall’idea di far pace con lui, quella sera.

***

CAPITOLO CINQUE

 

Appartamento di Dana Scully, Annapolis
Stato del Maryland, 3170 W.53 road,
Ore 11.08 Pm, stesso giorno
 
Infilò la chiave nella toppa avendo cura di far piano.
L’appartamento era immerso nel buio.
Solo la luce del video era in funzione.
Dana sgattaiolò fin verso la stanza da letto, e sbirciò Fox che dormiva placidamente.
I suoi effetti personali erano sparsi alla rinfusa, un po’ a terra, un po’ sul divano, un po’ sul letto.

< Che stronzo ! >, pensò divertita.

Si tolse il cappotto e rimise in ordine, cercando di far meno rumore possibile.
Da quando si era chiusa la porta alle spalle, aveva cercato di dimenticare quella giornata difficile.
Era a casa, con il suo uomo…che poteva esserci di meglio ?
Si chiese perché mai avessero litigato così..
Poi, prima che il latte bollisse, lo udì muoversi e chiamarla.
Si tolse le scarpe, facendo capolino dietro l’uscio.

< Dana ? >, disse, con la voce impastata dal sonno.

< Sono qui….riposa adesso…ti porto un poco di latte caldo…il tempo di portartelo e mi corico…dormi…è tardi…>

Mulder scosse la testa, pesante come un macigno.
Si mise seduto, con le coperte che lambivano i fianchi.
Lei arrivò dopo pochi minuti, fra le mani una tazza di latte fumante.

< Se stai così, non guarisci più…Rammenti i consigli della nonna: latte, lana e letto…>

Mulder bevve, senza opporre resistenza.
Quando ebbe terminato, e lei fece cenno di alzarsi, le afferrò un polso, trattenendola.

< Non….intendevo dirti delle cose cattive…io…>

Lei annuì.

< Lascia stare….è stata una giornata particolare e….>

Mulder la fissò. Il viso stanco eppure sexy.

< E’ curioso…>

< Parli del caso ? >

< Parlo del fatto che non abbiamo fatto altro che litigare, oggi ! >

La strinse a se, baciandola, con il contatto delicato della sua pelle morbida.

< ..auff….meno male che mi sono vaccinata….mi contagi così…>, mormorò divertita.

Le accarezzò delicatamente il collo.

< Vieni a letto…>, disse con un fil di voce.

Scully arrossì un poco, come una bambina innocente ma maliziosa.

< Faccio una doccia….mi metto qualcosina….tu…tu dormi….>

Fox scosse la testa.

< Ha voglia di fare all’amore con te….ti voglio…>

Dana sentì il fiato mancarle. Si spogliò lenta, sotto gli occhi bruciati dalla febbre di Fox, intimidita ed eccitata.
Si infilò sotto le coperte, tremante, sussurrando languida:

< Vieni qui…>

Lo strinse allora a se, accarezzandogli la schiena, mentre Fox si inarcava sopra di lei.

< Sei…così piccola….temo…ho paura di schiacciarti…>

Le labbra di Scully si dipinsero a sorriso.

< Mi perdoni….mi perdoni di…di averti chiuso fuori ? >

Fox non rispose.
Strinse le sue mani, intrecciandone le dita e serrandole con forza.
Distese le braccia sopra la sua testa, facendole sfiorare con le nocche la spalliera in ottone del letto, baciandola.
Scully si sollevò leggermente, immersa in un torpore ipnotico e dolcissimo.

<…lo prendo per un sì ? >

Mulder le baciò il collo, nel punto delicato nel quale esso si unisce alla spalle e la sentì stringere con forza le mani.

<..è…è..bello….far pace con te…>, disse lei.

La guardava respirare.
Il delicato e ritmico muoversi del seno, scivolando sino al loro morbido abbraccio.
Dana prese un grande respiro, con uno strozzato rantolio.

< …no…non…>, biascicò, come per dire qualcosa senza senso.

Sentiva che la stava baciando, fra i seni e al centro del petto, e ad ogni bacio il corpo le regalava tiepide onde di sottomesso piacere.

<….ti…ti piace ? >, le disse.

Scully spalancò gli occhi, fissando il soffitto.

< …piano…amore…baciami piano….>

Mulder eseguì, con un bacio appena avvertibile, che la fece tremare.

< ….va bene…così…? >

Dana chinò appena la testa, slacciandosi dalle sue mani, e guardandolo...

< …bravo…sto così…così bene….vorrei…vorrei….che il tempo…non passasse mai….mai…>

Ora le labbra di Mulder le inumidirono l’ombelico.

< …come sei calda, qui…>

Ora emise un gemito.
Per tanto tempo, troppi anni, era stata sola.
Per tante notti s’era assopita dopo un libro, da sola, nel silenzio di casa sua.
E per più volte di quanto non avesse mai ammesso, aveva pensato a lui.
Ora era accanto a Fox, era nelle sue braccia, lui era nel suo abbraccio…ora…
faticava a credere che fosse vero.
Si mise comoda, quasi seduta, mentre Mulder scendeva all’inguine e da lì, ai suoi peli fitti e profumati.
Il brivido del piacere la raggiunse, crescendo come una marea improvvisa, e solo dopo che ebbe afferrato le lenzuola e le ebbe strette, solo dopo quel disperato tentativo di contenere il proprio orgasmo, le uscì:

< …ti amo….>

S’inarcò all’indietro, gemendo con forza.

<…ti amo…>, ripetè.

Mulder la afferrava per i fianchi, portandola a se.
I baci divennero decisi, e la sua eccitazione crebbe senza fermarsi più.
Lunghi brividi le attraversarono la schiena, ad ogni bacio, ogni volta che li avvertiva in quel punto tanto delicato.

<…Fox….io sto per….>, mormorò, con la voce distorta dall’estasi.

< …buona….è ancora presto…>

Le baciò ancora l’inguine, poi l’interno della coscia.

<…sto per….>, ansimò.

Si sollevò per un istante, guardandola.

< Sei bellissima così, Dana…>, disse amorevolmente.

Poi la baciò di nuovo e di nuovo e di nuovo…
Il piacere la raggiunse, aggredendola con forza.
Grosse lacrime le scaturirono dagli occhioni verdi, socchiusi.
Gridò, un grido strozzato e secco, unico, inarcandosi appena in avanti e gettando il capo all’indietro.
Socchiuse le gambe, un gesto istintivo e improvviso, catturandolo.
Mulder rimase immobile, sentendo tutto il suo piacere, l’inteso profumo del suo sesso che dalle labbra si diffondeva alle narici, i suoi delicati brividi, sino a quando non si placò del tutto.
Allora si scostò, dandole un nuovo bacio sulla pancia e appoggiandosi al ventre,
accarezzandola lì, dove l’aveva tanto baciata e nel guardarla ne scorse un sorriso compiaciuto e liberatorio.
Fuori l’afa fu rotta dalla pioggia finissima.

---

Luogo sconosciuto, Ore 05.00 Am,
Mercoledì 30 Marzo
La pioggia, di mattino, divenne torrenziale.
I lampi ed i tuoni, fortissimi, squarciarono il velo del silenzio e del riposo.
Si alzò, barcollando, debole e assonnata.
Tutto immerso nel buio più assoluto.
Accese perciò i ceri, ad uno ad uno, sino a completare il cerchio di centinaia di candele votive che la circondavano.
Il dolore….andava svanendo.

< La lùmiere…des tenébres…>

Quando tutto fu terminato, apparve nella sua minuta ma intrigante semplicità.
La figura del Cristo sulla croce, sembrò ad un certo istante, incrociare il Suo sguardo con quegli occhi azzurri, tremanti e sfuggenti, come piccoli roditori sotto gabbia.
Cadde in ginocchio.

< Tu….tu que m’à offrir ce cadaeux…ce cadeaux immense….parle moi… je te près…>

La luce iraconda di un fulmine penetrò dalla piccola finestra ad ogiva della stanzetta nella quale stava rinchiusa.
Si notava così, una seconda croce con un rosario appeso, una brandina semplice e scomoda, nessun comodino, il saio abbandonato a terra, accanto ad una scodella colma d’acqua fredda e cristallina ed un bicchiere di terracotta.
Sotto la branda, un vaso da notte e null’altro.
Rammentò, in quella preghiera intensa e dolorosa, il suo primo incontro con la fede.
Aveva otto anni…
Il corridoio le sembrava immenso, immerso nella tetra luce di un temporale, capace di scatenarle sconfinate paure ancestrali.
Lo percorse a piccoli passi, misurandoli con un’angoscia profonda, che sentiva spinta in lei da una forza immensa, superiore, assoluta.
La porta si sbarrava davanti ciclopica, un baluardo che non sarebbe mai riuscita a varcare, bimba d’otto anni qual’era…
Invece ne trovò la forza..
Sapeva che i suoi genitori l’avrebbero punita, per quel gesto di così esplicita disobbedienza, ma doveva….Doveva !!
Era una sensazione che la scuoteva, la spingeva ad aprire, a sapere cosa si nascondeva dietro a quei gemiti sommessi, a quei suoni smorzati.
Spalancò la porta, vedendoli, nudi, abbracciati l’uno all’altra, scossi da movimenti ritmici e coperti da una patina di sudore luccicante sotto la luce tetra dei lampi.
Non era amore, ciò che i suoi occhi di bambina scorgevano….solo un laido esercizio fisico.
Alzando gli occhi, vide la croce.
Vide gli occhi del Cristo, voltati verso di lei, che come ora, come avveniva anche adesso, la fissavano, le scavavano dentro, la percuotevano nell’anima..

< Marie !! Marie !! Marie….cosafaibruttaputtanella..tiinsegneròiochenonsispia… no! Perfavoreno!E’solounabambina!E’unapiccolaputtanellalibidinosa…>

La cinghia che si abbatteva schioccando sul suo faccino…ed il volto….i Suoi occhi che erano vivi, intensi, assoluti, che accendevano la brace latente sotto la pelle di quella bambina…
Delle lacrime scese, di nuovo.
Una fitta la attraversò sintomo di ciò che ormai aveva imparato a riconoscere bene.
Grosse piaghe, con fiotti di sangue caldo e rosso, si spalancarono dai palmi e dai dorsi delle mani e dei piedi.
Ne caddero due o tre gocce su quel pavimento di marmo gelido, che la faceva tremare, che piegava le sue tenere carni alla morsa del freddo.
Il viso di Marie si rigò di lacrime, ed un bellissimo sorriso d’estasi, le dipinse il volto magro e smunto, pallido e sofferente.

<…je vous salut…mon Dieu…>, mormorò.

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Appartamento di Dana Scully,
Ore 07.58 Am, Mercoledì 30 Marzo
Scully aprì appena l’occhio destro, ottenebrata dal sonno.
Si distolse dal morbido calore del cuscino e vide Mulder che dormiva, accanto a lei, cingendole appena la vita.
Sorrise, per poi sciogliersi da quell’abbraccio accennato ma intenso con prudenza, affinché non si svegliasse.
I sensi erano attivi, quel mattino, quasi si fossero del tutto attivati dopo il piacere della notte precedente.
Sgattaiolò verso la cucina ed iniziò ad armeggiare cautamente con il caffè e i biscotti.
I capelli le scendevano lisci, davanti al viso.
Preparò la colazione, con i gesti di tutte le mattine, ma in quell’occasione carichi di dolcezza.
Mangiucchiando un biscotto, pensò al piacere provato la sera prima.
Sorrise.
Le sembrò di tornare ragazzina.
Il cuore le batteva forte, sfiorandosi l’anello.

<….Dio…quanto ti amo…>, sussurrò.

Prese il vassoio con due mani e camminando in punta di piedi, si accostò a Fox, sempre immerso in un raro sonno profondo.

< Hey…>, disse, dandogli un lieve bacio sulla guancia.

Mulder aprì gli occhi lentamente, vedendola sedersi sul letto, al suo fianco.

< Ciao ! Dormito bene ? Va meglio l’influenza ? >

Lui annuì.
Guardava sorridente e stranamente felice, il vassoio, la marmellata, i biscotti, le piccole mani di Dana che sembravano uccellini in movimento aggraziato, accanto ad una meraviglia.

< Come mai questa…trovata da mogliettina fedele ? >

Scully si limitò a sorridere, mangiucchiando un frollino con inaspettata avidità.
Era curioso, un processo strano in fondo…
Sarà capitato a tutti, di svegliarsi e fare colazione con calma, in un giorno festivo.
Ebbene, ogni cosa, ogni gesto, in quel momento di pace che segue il riposo mattutino, acquista un sapore diverso.
Pare che tutto s’immerga in un’atmosfera soave e placida, che ci ripari dal male quotidiano, dalle preoccupazioni e dai guai, dalla vita di ogni giorno.
Mulder prese un biscotto, imboccando la sua piccola bocca carnosa di Dana, che si dipinse a sorriso.

<…mmm…mi vizi così…>, sussurrò.

Lui bevve lentamente il latte, pensando a quanto diversa fosse adesso, la sua esistenza.
Tutto era più carico di significati, di importanza, con lei accanto.

< …saresti un’ottima mogliettina, sai…? >

Scully sorrise, spostando il ciuffo di capelli dietro l’orecchio destro.

< Pensa che…che mio padre….avrebbe tanto desiderato accompagnarmi all’altare… tutta vestita di bianco…>

Mulder annuì.

< Io….non mi ci vedo…con un frac, davanti ad un rabbino….mi tremerebbero le caviglie…>

Scully finse di diventar seria.

< Insomma….non mi sposeresti ? Intendi…continuare questa relazione scandalosa ? >

Assunse un’aria dolce e curiosa, come fosse una dama ottocentesca che mal sposava il piacere di una relazione se non coniugata dal vincolo ufficiale del matrimonio.
Fox le sfiorò le mani.

< Cosa credi…che serva…quell’anello ? >

Lei smise lo scherzo. Quelle parole la bloccarono, emozionandola.
Sfiorò il viso regolare di Fox.

< Piccolo mio…>

Appoggiò la sua testa fra il seno di Scully, sistemandosi come fosse un bimbo fra i guanciali del letto, e parlò piano:

< Sei tutto per me ! Non vivrei più…se tu non fossi al mio fianco ! >

Scully prese un bel sospiro.

< Scusa ma…non avrei mai pensato….creduto…che tu potessi provare…questo …questi sentimenti per me ! Insomma…anche dopo…dopo che abbiamo fatto all’amore, per la prima volta… ho temuto…creduto che per te fosse una cosa passeggera….un’avventura… Ma ho sempre pregato…desiderato con tutto il cuore che non fosse così ! >

Fox annuì appena.

< Solo tu….solo tu sei stata capace di darmi tutto ! E’ assurdo lo so….ma dopo quel che capitò a mia sorella….ho sempre pensato.. che coloro che amavo, che mi circondavano, fossero destinati a lasciarmi… Era come vi fosse un muro, un ostacolo che m’impedisse di amare davvero… Solo tu…le tue…parole…la tua dolcezza…il profumo della tua pelle….mi hanno permesso di superare questa barriera ! >

Dana non disse nulla. Le parole non arrivavano.
Per altri motivi, ugualmente profondi, era stato lo stesso anche per lei.

<..e poi…sei così bella….quando ti abbandoni….>

Le gote di Scully si colorarono di un lieve cenno di rosso vivo.
Terminarono di far colazione, in silenzio, guardandosi spesso negli occhi e scambiandosi dolci sguardi di complicità profonda.

<…Ok…vado a fare il bagnetto….mi aspetta del duro lavoro, oggi…>

La voce di Scully era morbida, femminile.
Poco prima che svanisse dietro la porta del bagno, Mulder si mise comodo, mormorando:

< ….peccato….hai un profumo bellissimo…>

Dana sorrise.

<…Igiene e salute….>, aggiunse, mostrandogli la saponetta alla lavanda.

Si chiuse la porta alle spalle, e Fox parlò con decisione, per farsi sentire.

< Per il caso….insomma ho una pista…>

L’acqua che scendeva nella vasca, era un sottofondo narcotizzante.

< Parla ! >

Mulder intrecciò le mani dietro la nuca, fissando la porta del bagno, di color azzurro cielo.

< Sai…credo che mentre tu ti dedicherai all’autopsia, sarebbe utile controllare eventuali filmati girati durante le funzioni religiose…>

Fox accese lo stereo.
Le note di Red rigth hand, risuonarono nell’appartamento di Scully.
Lei l’ascoltò, finalmente libera dal ricordo angoscioso che quella musica le provocava. Il rapimento per opera di Duane era lontano anni luce.
S’immerse nella vasca, placida e rilassata.

< Speriamo emerga qualcosa, dall’autopsia ! >

Mulder abbassò la musica, avvicinandosi alla porta.

< Come ? >

< Speriamo emerga di più dall’esame autoptico ! >, disse a voce alta.

Mulder si sfiorava il viso.

< Spero proprio di si….perché ritengo che ci siamo imbattuti in un Xfiles ! >

Dana canticchiò, forse per evitare di rispondergli.

***

CAPITOLO OTTO

 

Laboratorio di patologia legale
di Annapolis, Stato del Maryland
Ore 09.40 Am, Mercoledì 30
La sede del laboratorio di medicina legale di Annapolis, era, di fatto, un enorme parallelepipedo di cinque piani, di color celeste.
Dana Scully vi giunse senza alcuna difficoltà, parcheggiando nel posto dei visitatori.
Trascorse una buon’ora, prima che fossero ultimate tutte le formalità di rito e le fosse concesso di operare in nome dell’FBI.
Si vestì per l’esame in un vasto stanzone adibito a spogliatoio, con i gesti metodici di sempre.
Era rilassata e tranquilla.
Osservò, divertita, l’anello.
Fece un bel respiro, pensando a tutto….
Si massaggiò, a metà fra il rilassato ed il malizioso, il collo.
La sala operatoria propriamente detta era ampia, con un paio di tavoli, uno occupato dal corpo, coperto da un telo di plastica di colore nero seppia.
Rammentò, prima di lavarsi le mani nel lavandino di acciaio, dell’abbraccio di Fox, mentre fuori pioveva a dirotto…
Tutto così protettivo….così sicuro….così intenso…

< Pensa al lavoro…>, si disse.

Dentro di se, aveva preferito eludere il nocciolo del problema: ciò che quel caso avrebbe inevitabilmente scatenato dentro di lei.
Si calzò i guanti in lattice bianchiccio, l’odiata cuffia verde e per ultimi, gli occhiali protettivi.
Alzandosi in punta di piedi, afferrò il microfono metallico appeso alla soffittatura e lo accese.
Prese fra le mani la scheda del caso e si schiarì la voce, esitando.

< Sono….l’agente Dana Katherine Scully dell’FBI, medico legale… Causa dell’esame in data 30 Marzo 2001 è….>

Mentre parlava, scoprì il corpo, spostando il telo aperto dalle cerniere ronzanti.
Non appena vide il cadavere, e soprattutto quelle ferite circolari sui palmi, nitide e profonde, si bloccò.
Adesso era impossibile ignorare la cosa….

<….è…>

Spense la registrazione, sfiorandosi il viso e tremando.
Non doveva andare in quel modo ! Doveva rimanere se stessa, la Dana Scully di sempre.
Lo doveva ! Voleva che Mulder fosse fiero di lei, voleva mostrarsi forte, come era certo fosse.
Si appoggiò al tavolo, con le braccia, in corrispondenza dei bordi rialzati che delimitavano la vasca di scolo.
Riaccese il microfono.

< …é….riconducibile al decesso, avvenuto per cause ignote, di padre Julius Stokes, età sessantuno anni, razza Caucasica…>

Nuovamente l’inquietudine la colpì, mentre esaminava quelle ferite, sotto sguardi furtivi e nervosi.

<…di particolare…rilevanza…interesse probatorio….sono le ferite che, pur non essendo la causa della morte, presentano…presentano…>

Spense di nuovo.
Forse fu l’effetto della luce alogena, irradiata da delle lampade circolari poste proprio sopra il cadavere, affinché fosse illuminato senza riflessi e chiaramente, ma Dana notò una debole, appena accennata, luce azzurrognolo, all’altezza del petto.
Si tolse gli occhiali, fingendo di ricontrollare tutti gli strumenti, sistemati sul vassoio di acciaio.
Le due forbici, una chirurgica e l’altra più grossa spessa con il bulbo metallico, un tronchesi affilato, una lente, alcuni tipi di bisturi, un forcipe, la sega a vibrazione collegata da un cavetto nero alla corrente, il martelletto dal manico uncinato e tre tipi di scalpelletti chirurgici, dei coltelli ed in una piccola tasca di stoffa, degli aghi da sutura, e per ultimo il divaricatore a molla.
Dana si serviva, esclusi casi particolari che richiedevano strumenti specifici o comunque non reperibili al momento, di attrezzi personali, alla cui cura si dedicava maniacalmente.
Non solo per la loro sterilizzazione ed igiene, ma anche per la disposizione dei medesimi sul vassoio e nel riporli nel medesimo ordine anche nella borsa personale.
Aveva acquistato il tutto grazie alle sovvenzioni statali dell’università, da Quantico, e con i propri fondi personali, per evitare lunghe e noiose trafile burocratiche, nel caso strumenti minuti o leggeri fossero andati preduti.
Scrupolosa e professionale com’era, Dana aveva perciò un’attenzione accurata di tutti gli strumenti di lavoro e su tutti gli appunti ed i dati raccolti durante altre autopsie di scaricate da siti che trattavano casi analoghi.
Ma certo, ciò che vedeva ora, non era un caso normale.
Fece un bel sospiro, riattaccando di nuovo il microfono interno.
Con la lente d’ingrandimento, si accostò alla mano destra della vittima.
Tastò la ferita, con la punta delle dita.
Poi, aiutata da un bisturi minuto, sezionò l’arto, sollevando pelle e tendini.
Scosse la testa.

< ….dunque…..si presentano particolarità anomale! Le ferite ai palmi delle mani e sulle piante dei piedi, hanno un diametro circolare all’esterno, ma sono…coniche all’interno….come…come fossero stati inseriti con violenza dei chiodi…ma…ma….l’assoluta mancanza di schegge, di frammenti ossei, di lacerazione di tessuti….e la presenza invece di bruciature marcate intorno alla ferita, in corrispondenza dei fori d’entrata e di uscita, fa pensare….a dardi… o a proiettili roventi…>

Strali….strali divine…
Tremò. Strali di Dio….
Nemmeno Fox avrebbe accettato una teoria simile…
Sollevò con due dita le palpebre, socchiuse.
Le bruciature…erano profonde ed impressionanti.

<…gli occhi….è come se il bulbo oculare…fosse collassato all’interno delle orbite.. Non ho mai veduto niente del genere….>

Afferrò la sega a vibrazione, attorcigliandosi intorno al braccio il cavetto nero.

< Mancando dati comparati con altri decessi similari, si rende necessaria la craniotomia…per ricercare nell’encefalo, eventuali danni provocati da cause o violenze esterne od interne, ancora da appurare…>

Strali….ferite come stimmate, occhi bruciati…lo scatenarsi della forza di Dio…

< No ! Basta ! >

Spense la sega, a metà dell’incisione, ed il ronzio insistito terminò.
Perché provava un simile disagio, una tale….difficoltà a portare a termine il suo operato ?
Cosa la bloccava ? La Cattolica sensazione di…star a profanare, di offendere un corpo, il corpo di un sacerdote ?
La sensazione nitida come una fotografia, che il viso di padre Stokes le sorridesse, con la bocca serena, il pallore appena visibile, quasi dormisse in un sonno beato e tranquillo ?
Deglutì. Idee…concetti senza senso…
Riprese a sezionare il cranio, e quando ebbe terminato, la vista del cervello, o meglio di ciò che ne restava, la pietrificò dall’emozione.
Una massa….rinsecchita…quasi mummificata.

< Gesù…>, sussurrò.

Si scostò, stanca e stranita.
Gettò uno sguardo al proprio orologio da polso, notando che era fermo.
Sbuffando, picchiettò con l’indice sul quadrante….niente.
L’Omega era immobile.
Spostò l’ora, aiutata dal grande e meno preciso orologio appeso ad una parete.
Nulla.

< Acc…è nuovo…>, disse a se stessa.

Poi fu come un lampo, che le attraversò la mente.
Guardò nuovamente ciò che era rimasto del cervello del cadavere ed il proprio orologio da polso d’acciaio.
Si scostò, quasi intimorita dal tavolo chirurgico e gettò nel secchio i guanti in lattice.
Provò ad azionare il cellulare.
Lo schermo si accese, per poi svanire, sino a quando il telefonino risultò morto.
Scully avvertì un brivido, percorrerle la schiena.

< Mio…Dio…>, mormorò.

***

CAPITOLO OTTO

 

Studio televisivo di Georgetown, Stato del
Maryland, Ore 09.58 Am, stesso giorno
Mulder scese dalla Toyota con aria notevolmente migliore di quell’esibita il giorno precedente.
Il lieve malessere era finalmente scemato, ma era l’unica nota positiva di quella giornata.
Per il resto aveva dovuto guidare senza sosta nel traffico feriale di Annapolis e oppresso dall’assoluta mancanza d’idee che lo lasciava brancolante nel buio.
Picchiettò sul tetto dell’auto, pensando.
I delitti erano avvenuti in arco di tempo molto esteso…
ma proprio il primo, in una modesta chiesetta di Annapolis, era stato il più pubblicizzato.
Rammentava d’averne letto su un quotidiano, e di aver veduto un servizio alla Tv.
Era così….le notizie colpivano appena annunziate, poi scemavano nell’indifferenza.
Varcò la soglia, con lo sceriffo Hasselof al suo fianco.

< Mi scuso per l’ora…>, gettò lì, tanto per dire qualcosa.

Lui annuì, guardandosi attorno.

< Cerca Dana ? E’ al laboratorio di patologia….vi troverete, prima o poi….>, commentò ironico.

Lo sceriffo mostrò il distintivo ad una magra segretaria e togliendosi il cappellone, chiese:

< Mi vorrebbe spiegare il motivo di questa….incursione televisiva, agente Mulder ? >

< Si tratta di una possibile traccia….almeno spero…Immagino che l’assassino, per agire con tanta prontezza e abilità, avesse almeno studiato la conformazione degli edifici nei quali avrebbe colpito…Insomma che sia stato presente nelle chiese non solo durante le funzioni, essendo devoto e praticante, ma anche in molte altre occasioni….poiché normalmente le funzioni, in due dei sei casi che c’interessano sono riprese dalla tv interna…>

Lo sceriffo scrollò le spalle.

< Con il dovuto rispetto….mi sembra una pista troppo vaga….>

Mulder annuì.

< Con il poco che abbiamo è fin troppo ! E per le impronte ? >

Hasselof scosse la testa.

< Nulla ! Non è uno schedato….o almeno non gli sono state prelevate le impronte plantari….Però ho….riflettuto in base alla sua osservazione sulla statura dell’omicida….così mi sono fatto carico di…>

Mostrò un fascicolo di poche pagine.

< …..cercare tutte le foto segnaletiche d’individui di bassa statura con propensioni ad omicidi di tipo fanatico religioso….Non sono molti per la verità… Nessuna donna….>

Fox sorrise.

< Se andrà buca, avremmo schedato tutti i tappi più pericolosi degli States….>

La segretaria arrivò sorridendo, dal medesimo corridoio nel quale era svanita.

< Terzo piano ! Il nostro direttore, Murdock, sarà felice di farvi accedere ai filmati che vi abbisognano…>

Gettò uno sguardo sdolcinato a Mulder, che ricambiò con un debole sorriso.
Una volta in ascensore, Fox orientò il discorso su un versante diverso, che ugualmente gli stava a cuore.

<….insomma….ha conosciuto Dana Scully ? Eravate…molto amici ? >

Lo sceriffo sorrise.

< Io…avrei preferito essere molto più che un amico…ma Dana ha sempre scelto… uomini più maturi….>

Fox annuì, sentendosi comunque offeso, anche se indirettamente.

< Era un gelido ghiacciolo….ma dal fascino indiscutibile ! >, puntualizzò il poliziotto.

La porta si spalancò ed un paffuto signore di mezza età, tese loro la mano, sorridente.
Strappò così dalla bocca di Mulder un commento ironico e forse cattivo, che riguardava Scully ed il suo carattere da ragazza.

< Siamo qui per un favore, direttore! Io e lo sceriffo stiamo indagando su alcuni reati avvenuti in ambito ecclesiastico… Riteniamo che i filmati della televisione, possano esser utili per rintracciare il colpevole ! >

L’uomo annuì, sempre sorridendo.

< Sarebbe ora che qualcuno ritenga utile la Tv ! >

Li guidò verso una labirintica struttura di corridoi, tanto simile a certe infrastrutture di stampo militare che Fox conosceva bene, da risultare sospette.

< Che tipo di filmati cercate ? >

< Filmati e funzioni religiose, comprese in un arco di tempo che va dal 20 Dicembre dell’anno scorso, a cinque giorni or sono, nelle chiese in elenco ! >

L’uomo prese fra le mani i fascicoli ed annuì.

< Vi chiedo pazienza ! La sala regia è pronta, ma dovremo montare i filmati e trovare le registrazioni ! >

< Il tempo è nostro amico ! >, mormorò lo sceriffo.

Mulder annuì, sedendosi mollemente sulla comoda poltrona accanto alla sala di regia.
Guardò bene Hasselof. Un pezzo d’uomo.
Piantato, bel viso, spalle larghe…
Più o meno come lui.
Sbuffò, cercando di scacciare una distinta sensazione di gelosia che lo stava morsicando lentamente.
Doveva pensare al lavoro….era così che andava, così che occorreva fare.

< Avete svolto delle indagini, prima che se ne occupasse l’FBI ? >

Gli parve di mentire a se stesso.
L’FBI non se ne occupava. Se ne stava occupando la diocesi e loro erano solo dei portaborse.

< Nel limite del normale ! >

Mulder lo fissò, abbastanza sorpreso dal tono della risposta.

< Non la prenda come una mancanza di interesse ! Inizialmente si pensava ad un tragico caso isolato, magari commesso da qualche ladro occasionale, fuggito senza refurtiva…abbiamo avuto dei veti precisi, da parte della diocesi, e non c’è stato possibile lavorare correttamente! Non avevo idea che nei giorni nostri, fosse possibile porre tanti vincoli di segretezza su fatti di cronaca….>

Fox sorrise.

< Non sia paranoico…>

Hasselof annuì, sedendosi accanto all’agente federale, che prese a sgranocchiare i semi di girasole, ed il tempo trascorse lento e monotono.
Mulder evitò lungamente, di porre altre domande sul rapporto fra lo sceriffo e Scully, vincendo un desiderio di sapere insistente e fastidioso.
Quando fu sul punto di riprendere il discorso, la porta della sala si aprì.

< Scusate l’attesa ! Mi chiamo Ed Sullivan, addetto alla regia del canale OOWT, quello specializzato per le riprese d’avvenimenti esterni e funzioni pubbliche…>

La sala regia era piccola e congestionata da macchinari.
Davanti all’agente dell’FBI e allo sceriffo, almeno una dozzina di monitor, ognuno con immagini differenti, ed un’enorme consolle, ricolma di tasti, levette e controlli.

< Accomodatevi…>, disse il tecnico, scostando un paio di sedie da ufficio.

< …dunque….da quel che ho capito, vi servono riprese specifiche di funzioni religiose, avvenute in quest’arco di tempo e in questi luoghi di culto! Ho immaginato che….>

Parlava spostando delle piccole levette e premendo alcuni tasti minuti, sfiorandoli con i polpastrelli.

<….vi interessassero particolari del pubblico presente nelle chiese in questione, che di solito si effettuano per prova, quindi ho volutamente scartato primi piani e scene comprendenti sacerdoti o altre cariche officianti. Ho montato in sequenza anche tagli mai tramessi per ragioni di tempo e di inquadratura ! >

< Ottimo ! >, osservò Mulder.

Lo sceriffo posizionò lo schedario con le foto segnaletiche sulle gambe e mormorò uno stanco:

< Vediamo…>

Ma Mulder divenne improvvisamente certo che sarebbe apparsa…sarebbe apparsa quella figura che cercavano….ed era certo che si trattava di una donna…

---

Luogo sconosciuto

Faceva freddo, nella stanza.
Nuda com’era, aveva un freddo assoluto, che le penetrava nelle ossa, piegandole, mentre l’umidità le mozzava il fiato, ridotto ad un fragile rantolio.
S’alzò, sentendo le piaghe lanciare fitte lancinanti.
La fame la aggrediva, feroce, insistente, assoluta.
Picchiò debolmente sull’uscio robusto della cella, mentre le ginocchia tremavano, i piedi si ferivano nel cemento ruvido.

<…je voudrais manger…>, implorò.

Udì dei passi e si scostò, rannicchiandosi da un lato, portando le mani a protezione del faccino stranito.
L’uscio si aprì, cigolante.

< Che cosa vuoi, Marie ? >

<…manger….>, ripetè, evitando di guardarlo.

<…Non ti è concesso, ora, lo sai…La Pasqua è alle porte…e tu vorresti sporcare il tuo dono, mangiando ? >

Scosse la testa, come chi si sia reso conto d’aver formulato una richiesta pazzesca e abnorme, commettendo un peccato mortale, imperdonabile.
Lui prese la verga fra le mani, pettinandola, sfiorando i nodi d’acciaio, colto da un debole fremito.

<..il desiderio è il padre dei peccati…è l’inizio della nostra tentazione…Hai peccato declamando carne, Marie….Chiedi perdono…>

<…..pardon…pardonner moi….>, biascicò, tremante, indolenzita e spaventata.

Sapeva che quando quella voce risuonava fredda e senz’anima, il castigo era vicino.

<…Non a me…ma a Lui, devi chiedere perdono ! Lui ti vuole sofferente e pura, perché incarni il Suo più grande strumento, il Suo strumento più perfetto e meraviglioso…>

Lei annuì, tossendo.

< Voltati…>, ordinò, con voce ferma e decisa, e Marie eseguì, inebetita, un docile pupazzo nelle sue mani.

Le guardò la schiena nuda, magra, il capo chino con la nuca sottile…i capelli corti, che mostravano la perfetta forma del capo piccolo, i piccoli brividi che le correvano sulla pelle, le gambe sottili e le caviglie ossute, i piedini che si strofinavano delicati…

< Chiedi il Suo perdono ! Urlalo ! >

La percosse, con un colpo del frustino deciso e cattivo, strappandole brandelli di carne e sangue, e lei si sostenne alla parete, i palmi sanguinanti appoggiati, le braccia tese…

<…pardon…>, mormorò con un filo di voce, prima che altri colpi le devastassero le spalle, la schiena, i glutei…

Alla fine, esausta, cadde in avanti, raggomitolata in posizione fetale, in un miscuglio di sangue e sudore, dolore e pianto.

<…brava..Marie…>, ansimò lui, eccitato alla vista di quel corpo giovane, vergine e scosso, dolorante e sofferente…

Chiuse la porta con decisione e Marie si trovò sola, immersa nel freddo e nel sangue, piangendo..

---

Studio televisivo di Georgetown, Maryland,
Ore 01.25 Pm, Mercoledì 30 Marzo
Si strofinò le palpebre, con gli occhi gonfi, arrossati.
Avevano visto e rivisto le medesime scene, chissà quante volte..
Eppure qualcosa lo aveva colpito….lo aveva impressionato.
Lo sceriffo sorseggiava il caffè, sbuffando.

< Non ho notato nulla….>, commentò.

Mulder sollevò appena lo sguardo, per poi indicare uno dei monitor.

< Ecco qui….in quest’angolo…>

Indicò una parte del fotogramma, immersa in una debole penombra.

< Qui ! >

< E’ una delle scene tagliate…si vede poco, è scura e sfocata…>, commentò il tecnico.

< Può ingrandirmi questo settore ? >, chiese Fox, indicando quel che pareva una figura immersa nel buio.

< Certo…ma anche a livello digitale, si vedrà molto poco….>

< Speriamo basti…>, sussurrò Mulder.

L’immagine si disegnò lievemente sgranata ma maggiormente ingrandita a tutto schermo.

< Mi scusi….ma…>

Il commento dello sceriffo non lo scosse.
Nell’ombra di una colonna, infatti, Fox riconobbe una figura minuta, capelli corti e biondi, esile.

< E’ quella che cerchiamo…>

< Non si vede quasi niente….come può dirlo ? >

Mulder socchiuse gli occhi, come per mettere a fuoco ciò che gli sfuggiva.

< Guardi qui…..appena sotto l’inginocchiatoio….mandi in avanti di qualche frames….>

L’immagine parve scorrere a scatti, quando Fox la bloccò.

< Ecco…vede ? >

Si vedevano i piedi nudi della figura, che sfioravano il pavimento di marmo della chiesa.
Ora era anche possibile notare il suo abbigliamento, almeno in parte.
Era un saio, annodato con una corda cruda e grezza, che scivolava sino a sfiorare quella caviglia sottile.

< Non credo sia all’ultima moda….>, mormorò Mulder.

< Ha ragione…Cristo ha ragione !! >

< Faccia stampare il viso….o per lo meno quel che sì vede…>, disse lo Fox, mentre il cellulare prese a trillare.

Si alzò, avvertendo una debole fitta alle gambe, indolenzite.

< Mulder…sono io….>

< Ciao ! Scoperto qualcosa…. ? >

Dana si appoggiò, stanca e spossata, alla parete, accanto al telefono da muro del laboratorio di patologia.

< Altro che ! Vieni qua appena puoi…>

La voce di Dana arrivava ovattata dal filtro della tuta di protezione.
Mulder spense il cellulare e rivolgendosi allo sceriffo, disse:

< Debbo andare…..Scully ha scoperto qualcosa…>

< Vengo anch’io…>, disse deciso Hasselof.

Arrivarono all’ascensore, dopo che Fox ebbe lasciato il proprio biglietto da visita al tecnico delle riprese televisive.

< Sceriffo…desidererei che lei si occupasse di altre possibili immagini… avrei anche bisogno dei tutti i rilevamenti sugli altri luoghi nei quali sono stati commessi i delitti…..>

Hasselof bloccò la porta dell’ascensore con due dita.

< Agente Mulder…voglio dirle che….non è il caso di preoccuparsi….>

< Non la seguo…>

< Di me e di Dana ! Siamo solo amici e nemmeno molto legati… Capisco la gelosia che può provare….si tratta di una donna molto attraente… decisa e forte….ma sono sposato…e anche felicemente….>

Mulder entrò nell’ascensore, fissandolo.
Lo vide percorrere pochi metri, poi bloccando di nuovo la chiusura delle porte, disse deciso:

< Sceriffo ! Venga con me…credo…si guidi meglio, in due ! >

Hasselof si calzò il cappello con la stella ed entrò in compagnia dell’agente federale.

***

CAPITOLO NOVE

 
Laboratorio di patologia legale di Annapolis,
Stato del Maryland, Ore 02.35 Pm
Dana Scully passeggiava nervosamente lungo lo stretto corridoio esterno, mentre i grossi nastri di color giallo, erano stati sistemanti in tutte le entrate.
Non appena vide Mulder, fece un debole sorriso, provando un marcato sollievo.
Non era facile spiegare quanto era accaduto, nemmeno a lei stessa.

< Che succede ? Stanno bloccando tutto il personale e solo qualificandomi mi hanno fatto passare…C’è un’epidemia ? >

Lei non rispose, limitandosi ad estrarre dalla tasca una busta di plastica trasparente, contenente il proprio Omega da polso.

< E’ una prova ? >

< E’ il mio cronografo….nuovo….Si è fermato più o meno quando ho iniziato l’autopsia al corpo di padre Stokes…Indovina per quale motivo ? >

Lui scosse la testa.

< Vieni…>

Fece cenno a Fox di seguirla in una stanza adiacente al corridoio, ed una volta entrati, gli mostrò una serie di fotografie appese ad una lavagna luminosa.

< E’ il cervello della vittima….ridotto ad un ammasso di tessuti colmi di sangue.. Ecco il tipo di aneurisma cui si accennava nel file medico in nostro possesso… Ma non si tratta di una patologia…né di una traumatica rottura di vene cerebrali, come per un ictus…>

Mulder fissò le foto, lievemente disturbato.

< Insomma….sarebbero danni esterni ? >

Lei posò il cronografo sul tavolino, parlando lentamente:

< Radiazioni ! Ne ho avuto il sospetto immediato, non appena ho visto quel che è capitato al mio orologio e al mio cellulare…Qui non sono in possesso di strumenti precisi, ad eccezione di un normale contatore Geiger manuale, che in ogni caso ha escluso una contaminazione pericolosa per la salute, a patto che l’esposizione sia limitata nel tempo ! Ugualmente ho avvertito…>

Hasselof uscì dall’angusto ascensore e fece un radioso sorriso, tendendole la mano.

< Dana ! Dio….non sei cambiata di una virgola ! Ti ricordi di me ? >

Scully sorrise, poi notando la smorfia di fastidio di Mulder, contenne il tutto in una semplice smorfia di approvazione.

< Ciao…David…non…credevo…che tu fossi lo sceriffo…>

Scully disse " tu fossi lo sceriffo " con un tono tanto debole e dolce, da risultare mellifluo alle orecchie di Mulder.
Si fidava di lei….ciecamente….eppure mai come adesso, era geloso.
Si era pentito subito di aver portato Hasselof con lui, ma ugualmente era certo che fosse la sola cosa logica da fare.
Dana avrebbe certo scoperto di Hasselof prima o poi….meglio mostrarsi comprensivo e fiducioso…
Ma la stretta allo stomaco era estenuante.

< Vedo che hai fatto carriera….addirittura agente speciale dell’FBI….>

Lui disse "agente speciale dell’FBI" con un tono che Fox fotografò subito come pericoloso.
Dana si spostò i capelli dietro le orecchie, sudata per via della lunga costrizione nella tuta di protezione.
Altro gesto che Mulder accolse con fastidio.
Era imbarazzata, confusa, forse lusingata di rivederlo…

< E’ una storia lunga…piuttosto tu ? Non avevi in mente di diventare un Marine ? >

Mulder si appoggiò alla parete, sbuffando:

< Sarebbe stato meglio ! >

< Purtroppo mio padre è morto e così appena lasciata l’università ho deciso di rimanere vicino alla mia famiglia ! Tu…abiti ancora ad Annapolis ? >

Scully arrossì. Fu spontaneo e Dana non se ne rese conto del tutto.
Inutile dire che Mulder, invece, lo colse al volo.

< …proprio ad Annapolis….si…>

Hasselof le posò la mano sulla spalla, sfiorandole i capelli rosso Tiziano.

< E non ci siamo mai incontrati….il lavoro…>

Dana annuì, sorridendo.
Fox sorrise, in modo tirato e falso.

< La donna della sua vita era a pochi passi da lei…e non lo sapeva ! Curioso, vero ? >